Farsi i fatti propri (1510)

Mio nonno Raymond lavorava in una fabbrica fuori paese. Per andarci si svegliava tutte le mattine alle 5, si vestiva, beveva il caffè e partiva con il motorino alle 5.30 per essere davanti ai cancelli della fabbrica alle 6. Tutte le sere, prima di andare a letto, mia nonna Rachele gli preparava i vestiti da lavoro per il giorno dopo e metteva a scaldare le scarpe vicino alla stufa. Tutto già pronto per non sprecare un minuto di sonno. Ma una sera di dicembre nonno Raymond va a cena con gli amici, fa bisboccia e torna a casa ubriaco, il che fa imbufalire nonna Rachele. Un breve battibecco, nonno Raymond che dice a nonna Rachele «Fatti i fatti tuoi!», nonna Rachele che risponde con un «Agli ordini!» un po' troppo sibillino per una mente obnubilata dall’alcol come quella del nonno, che senza ribattere si inerpica su per le scale e se ne va a dormire. Alle 2 del mattino, per puro caso, nonno Raymond si sveglia e, ancora mezzo ubriaco, convinto che siano già le 5, si alza e va a prepararsi per andare al lavoro. Il trambusto sveglia anche nonna Rachele, la quale esce dal letto e, intuendo l’errore del marito, si comporta come se fosse tutto normale: scende di sotto, riaccende la stufa, mette su il caffè. Alle 2.30, bevuto il caffè e tutto intabarrato, nonno Raymond ancora un po’ ciondolante esce di casa. Fuori ci sono meno tre gradi e un buio pesto. Nonno Raymond non si accorge di nulla: sale sul motorino, lo accende e parte alla volta della fabbrica sotto lo sguardo compiaciuto di nonna Rachele, che poi torna a letto.

9.8.26