996.

Sembra che ci siano un sacco di appassionati di musical e momenti musicali nei film, là fuori, ho ricevuto centinaia di e-mail e una lettera di carta. Tra i tanti, mi ha scritto una certa Anna (nome di fantasia, si chiama Simona Alessandrini, di Ravenna) chiedendomi, dei musical che ho citato, quali siano le mie scene preferite. Grazie per la domanda, Anna!, le ho detto. Allora, di Tutti dicono I love you la mia scena preferita è il finale, ma, essendo il finale, non posso linkarla, è un film che va visto con champagne e tartine di gamberi, mano nella mano con la persona che amate, o mano nella zampa, se la persona che amate è un gatto, come nel mio caso, o un ramarro o un cane. Sono stato molto combattuto tra quella di Edward Norton in gioielleria e quella del funerale con i morti che ballano dicendo «Divertiti, è più tardi di quanto credi», e alla fine ho scelto quella in gioielleria. Di Moulin rouge! (grazie Anna per la correzione!) come non citare il duetto McGregor-Kidman, con la Kidman all’apice della sua bellezza. Infatti è un duetto anche se la Kidman non canta. Di Sweeney Todd non so, Anna, le ho detto, non ricordo. Mentre de La piccola bottega degli orrori è impossibile non citare la scena di Steve Martin dentista sadico. Spero che la mia risposta ti abbia soddisfatto, le ho detto. (Sì!, mi ha risposto).

15.10.21

995.

Anche se, chiaramente, le regine dell'Internet restano loro.

13.10.21

994.

Mi piace tantissimo quando nei film cantano, non i musical  eccetto quel capolavoro di Tutti dicono I love you e come si chiamava quell’altro, ah sì, Moulin rouge! E forse anche Sweeney Todd, e La piccola bottega degli orrori (mi piacciono i musical?!)  ma quando, a un certo punto in un film normale, cantano, o ballano, o insomma fanno cose con la musica. Ho pensato alle scene di questo tipo che più mi piacciono, e ho scelto queste: quando una piccola rappresentanza dell’umanità ascolta Yesterday per la prima volta nella storia (da 0 a 1.26); quando Baby driver va a prendere i caffè; quando Gordon-Levitt ha finalmente fatto sesso con Zooey Deschanel, il che tra l'altro mi riporta sempre al video della sconosciuta Katie Gould che aspetta un aereo, qualche anno fa. Non è un film, ma è comunque una delle mie scene preferite in assoluto.

993.

Quando vado a trovare la mia amica Carla mi imbatto sempre nel Portoncino. Il Portoncino, che a vederlo sembra un innocuo portoncino, ha spedito e spedirà ancora parecchia gente all’inferno, grazie alle bestemmie che suscita in chi deve averci a che fare senza saperlo padroneggiare alla perfezione. Tra le tante, una sua particolarità è che, quando ti aprono dagli appartamenti dopo che hai suonato un citofono, poi la serratura smette di funzionare e il Portoncino non ne vuole sapere di chiudersi. Postini, corrieri, idraulici, visitatori e molti condomini hanno perso sudore, dita, sangue, pazienza, affetti e per l’appunto la possibilità di andare nel Regno dei Cieli grazie alla serratura del Portoncino. Io non sono tra questi, perché dopo la prima volta che mi ci sono imbattuto, Carla mi ha spiegato il trucco: basta aspettare dieci secondi e si chiude. Come mai?, ho chiesto io. Credo sia opera di una fattucchiera, ha detto Carla sorseggiando un Bloody Mary. È stato chiamato anche un fabbro, il quale, dopo essersi mostrato scettico di fronte all’ipotesi della fattucchiera, ha sentenziato: è la molla. Nella serratura c’è una molla che – ma qui Carla lo ha interrotto alzando una mano e dicendo: non voglio sapere nulla, mai. Lo ripari e basta. Ma dopo la sostituzione della molla non è cambiato niente, così si è deciso che il Portoncino è un Portoncino magico e basta, e non è rimasto che arrendersi alla regola dei dieci secondi. Il punto è che Carla non ha diffuso il segreto agli altri condomini, che tra l’altro nel suo palazzo cambiano spesso. Ognuno ci deve arrivare da solo, è la via verso la saggezza, dice. Tu come ci sei arrivata?, ho detto io. Me l’ha detto il vecchio inquilino, ha detto lei. Mentre se ne andava?, ho detto io. Sì, all’altro mondo, ha detto lei, era rimasto schiacciato nel Portoncino e poco prima di spirare mi ha preso una mano e sputacchiando sangue mi ha sussurrato: devi… aspettare… dieci… seco… secon… e poi è morto. Carla dunque non ha diffuso il segreto e ogni persona o famiglia che va a vivere nel suo palazzo deve arrivare a capire da sola come funziona la serratura del Portoncino. Alcuni ci arrivano dopo qualche tempo e terapia farmacologica, altri, disgraziatamente, mai. Non sarebbe un gran problema, se non fosse che quando sono da Carla a bere una birra si sente spesso la gente che entra e che poi sbatte il Portoncino con una rabbia e una violenza inquietanti. Per non parlare del baccano, che sembrano i botti di capodanno. Ma perché non metti un cartello?, ho chiesto. Non sono mica la governatrice del palazzo, ha detto lei, e poi alla gente non piace essere catechizzata. E se metto un cartello che invece di catechizzare stimola l’arguzia delle persone?, ho detto io. Ok, fa pure, ha detto lei, più che altro perché a Carla non piace parlare della stessa cosa per più di tre minuti. Così ho scritto, stampato e appeso questo cartello:

Attenzione! Per chiudere il Portoncino occorre seguire uno di questi metodi:

1. Aprire e chiudere il Portoncino con violenza per 10 secondi.
2. Aprire e chiudere il Portoncino con media forza per 10 secondi.
3. Aprire e chiudere il Portoncino delicatamente per 10 secondi.
4. Abbassare e alzare la maniglia per 10 secondi.
5. Colpire il Portoncino con la mano destra chiusa a pugno per 10 secondi.
6. Schiaffeggiare il Portoncino per 10 secondi.
7. Bestemmiare per 10 secondi.
8. Cercare di aggiustare il Portoncino con la sola forza del pensiero per 10 secondi.
9. Fare capriole per 10 secondi.
10. Introdurre banconote nella cassetta postale della signorina Carla O. per 10 secondi.
11. Pregare Gesù chiedendo che il portoncino si chiuda, per 10 secondi (occhio alla virgola, quando pregate!)
12. Pregare Gesù chiedendo qualunque altra cosa per 10 secondi.
13. Piagnucolare per 10 secondi.
14. Leggere questo cartello per 10 secondi.
15. Dire "per dieci secondi" per 10 secondi.
16. Aggiungere a questa lista altri metodi di propria invenzione per 10 secondi.

Grazie!


Dovrebbe funzionare.

11.10.21

992.

Ma perché nei film, quando il cattivo punta una pistola nella schiena del protagonista sequestrandolo per strada e gli dice sali in macchina, il protagonista lo fa? Cioè, niente di quello che ti potrà succedere una volta che sarai salito in macchina con uno che sequestra la gente per strada può essere peggio di essere ucciso sul posto lì in mezzo a tutti con una bella pistolettata in fronte. Io non salirei mai.

Sali in macchina.
Fossi matto.
Sali!
Non ci penso proprio.
Se non sali ti sparo.
Mi spari anche dopo che sono salito, ma prima magari mi porti in una vecchia fabbrica abbandonata e mi strappi tutte le unghie.
Dopo averti fatto bere piscio di vacca.
Appunto.
Senti, sali o…
Spara, spara. Anzi, ma perché sto qui a parlare con te? Perché non sto scappando? Perché non sto urlando? Perché non sto scappando urlando? (Scappando) Aiuto! Aiuto! Aiuto!

6.10.21

991.

La caratteristica delle droghe è che puoi lottare contro di loro per tutta la vita ma stai lottando contro un cervello che ti vuole morto.

Viscere, A. Gray

5.10.21

990.

Ero in libreria e ho visto un libro intitolato Vivi ogni giorno come se fosse il primo. Ho immaginato di svegliarmi, domani, in ospedale, di piangere e strillare, di cagarmi e pisciarmi addosso, avere coliche gassose, la pelle arrossata, non camminare, non parlare, non pensare, non capire quello che mi dicono le altre persone, non sapere chi o cosa sono le altre persone, non leggere un libro, giocare a scacchi, guardare un film, bere champagne, non potermi nemmeno masturbare, insomma niente, infine addormentarmi e, il giorno dopo, nessun progresso, tutto da capo, fino alla fine. Mi ha fatto ridere.

3.10.21

989.

«Reg, può dire a Oberon di non strizzarmi i capezzoli durante la scena del litigio?».
«Secondo me funziona per la scena, Sarah».
«Li strizza troppo forte. Non mi piace se me li strizza così forte» ha detto, e se n’è andata tutta offesa verso la sua pergola.
«Piove» ha esclamato una voce maschile accanto a me.
«Ti sarei grato se ti concentrassi sulla recitazione senza preoccuparti del meteo, Billy».
«Come facciamo a recitare se il palcoscenico non è altro che una buca per terra?».
Il ragazzo aveva ragione. E io avevo una risposta. «I motivi circolari tracciati dai nostri movimenti intorno alla fossa esemplificheranno la vicinanza all’abisso del genere umano, cosa che a sua volta richiamerà a livello drammaturgico il tema della rivoluzione e del rinnovamento nel ballo del Morris inglese che, come ricorderai dalla prima settimana di prove, Billy, è una fonte popolare riconosciuta delle commedie shakespeariane di calendimaggio».
Vorrei poter dire che ero soddisfatto del mio discorso a braccio. Le osservazioni da addetti ai lavori riguardo alle più amie implicazioni scenotecniche conviene lasciarle in aula, perché sul campo, diciamo così, tendono a confondere più che a chiarire le idee. Billy sembrava disperato. Evidentemente ci avevo azzeccato la settimana prima, mentre provavamo la scena di sesso, immaginando che fosse figlio di una famiglia infelice. Gli ho posato un braccio sulla spalla e ho detto, con tutto il tono paterno che mi è riuscito di improvvisare al momento: «Lo so, Billy, sembra una voragine. Dovremo stare attenti a non caderci e spezzarci le gambe. A volte nel teatro, come nella vita, i risultati migliori si ottengono soprattutto quando siamo intenti a non renderci ridicoli».

La luce smeraldo nell’aria, D. Antrim

29.9.21

988.

A proposito di gattini salvi: leggo inoltre che giorni fa degli agenti di polizia hanno trovato sulla superstrada nei pressi di Melegnano un gattino ferito, lo hanno salvato e lo hanno chiamato Beppe. Mi ha fatto ridere (oltre a rendermi felice per Beppe).

28.9.21

987.

Su un giornale sportivo leggo questo titolo: «Bruno Fernandes tira il rigore al posto di Ronaldo e succede un disastro!». Ora, mi dico, un rigore o lo segni o lo sbagli, come fa a essere un disastro? Un disastro è se Bruno tira il rigore, lo sbaglia, la palla esce dallo stadio, finisce in strada, colpisce un autobus strapieno di modelle o gattini, l’autobus (guidato da una modella o da un gattino) sbanda (avrebbe sbandato comunque, prima o poi, ok), precipita dal viadotto (era un viadotto), atterra su un camion dell’esercito carico di (modelle o gattini? Mm, anche, sì) razzi, esplode, i razzi partono e colpiscono tutti i vigneti dello Champagne e la mia macchina. Oppure: Bruno tira il rigore, la palla colpisce la trasversa, rimbalza e colpisce Cristiano Ronaldo, uccidendolo. Non che a questo punto mi interessi granché di Cristiano Ronaldo, ma lo si potrebbe comunque definire oggettivamente un disastro, se si considera la situazione di partenza, cioè un rigore che ti permetteva di pareggiare. In effetti ora che ci penso avremmo un disastro in presenza di qualunque danno provocato da un rigore sbagliato oltre al fatto di averlo sbagliato. Però, va be’, fortunatamente era solo un altro caso di titolo-esca: modelle, gattini e champagne (e la mia macchina!) sono sani e salvi.

986.

Cose degne di nota: il mio vecchio amico Astutillo ha scritto e disegnato un libro a fumetti, Il mondo più pazzo del mondo.
Se vi interessa leggerlo (e guardarlo, suppongo) lo trovate in libreria, nelle librerie online, a casa sua e a casa mia.

27.9.21

985.

Questa mattina spulciando un giornale online ho visto un articolo dove spiegavano come avere il rimborso da Dazn per il danno conseguente a dei problemi tecnici di qualche giorno fa (ti collegavi per vedere la partita di calcio e invece ti beccavi un quartetto di Schubert o un documentario sulle rane artigliate africane), ma per leggere l’articolo mi sarei dovuto abbonare al giornale online, in pratica avrei dovuto usare il rimborso di Dazn per sapere come avere il rimborso di Dazn, rimborso di Dazn che, per ragioni squisitamente logico-temporali, ancora non avevo e, ho compreso in quel preciso istante, probabilmente non avrei mai avuto.

25.9.21

984.

Mi scrive un lettore in merito all'appunto sul frullato alla banana. Mi dice che si può fare anche con altra frutta. Tipo banane più piccole?, gli chiedo. Lui: sì, ma anche fragole. E sa di banana?, gli chiedo. No, mi dice, sa di fragola. Ah, dico io, frullato alla banana che sa di fragola, interessante, grazie! No, mi riscrive lui poco dopo, in quel caso non sarebbe frullato alla banana ma frullato alla fragola. Ahh, dico io, capisco, e scusa tanto, un'ultima domanda. Dimmi, mi dice lui. Queste fragole di cui parli, gli dico, per caso sanno di banana? No, mi fa lui. Nemmeno un pochino?, gli dico. Be', un pochino forse sì, mi fa. Ah, bene bene, gli dico, vado subito a comprarle. Sono gialle, vero? No, mi fa. Ok ok, gli dico, adesso ho davvero capito, grazie, vado a comprarne un intero casco. (Non mi ha più risposto).

24.9.21

983.

Mio nonno Raymond era molto saggio, ricordo: «Anche quando c’è l’amore, o una grande amicizia, non si può andare sempre d’accordo» diceva mentre seppelliva mia nonna Rachele. «Nonno, credo che la nonna sia ancora viva,» avevo detto io «sento dei lamenti». «No, figliolo,» aveva detto lui «sono i rumori tipici di una vecchia casa». «Ma siamo nell’orto» avevo detto io. «Un vecchio orto, allora», aveva detto lui.

23.9.21

982.

Quando la mia amica Carla ha saputo che vado a passeggiare con la sua (nonché mia) amica Paola, ha voluto che andassi a passeggiare anche con lei. Certo, le ho detto, lo dico anche a Paola. E lei: no! Hai passeggiato da solo con lei, ora passeggi da solo con me (è molto competitiva). Ok!, le ho detto. Così andiamo a passeggiare per San Paco Llorente. A differenza di Paola, Carla non fa sterrati e roba simile, lei vuole camminare per le strade dove ci sono persone e negozi. Una caratteristica di camminare con Carla è che, siccome Carla conosce tutti, tutti la salutano, sembra di camminare col Papa, mentre me non mi saluta nessuno, anzi quando ci siamo fermati a scambiare due parole con una persona che stranamente conoscevamo entrambi, questa a un certo punto mi fa: ma tu dove vivi? E io: qui a San Paco. E lei: ah. Poi si è rimessa a parlare con Carla. Così a un certo punto mentre passeggiamo dico a Carla: senti, facciamo una gara, vediamo chi viene salutato più volte, solo che le persone che salutano me valgono cinque. Carla si mette a ridere e dice: ok. Dopo mezz’ora di camminata, a ormai poche decine di metri dall’arrivo (casa mia), siamo sull’incredibile punteggio di 18 a 15 per Carla. Al che le dico: pazzesco, che partita emozionante! Dobbiamo incontrare in quest’ultimo tratto ancora solo una persona e vincerò 20 a 19 (davo per scontato che l’avrebbe conosciuta anche Carla). Pochi passi dopo, ecco il signor Arrigo S., mio vicino di casa. Ciao Carla!, dice subito. Io penso: porca puttana, Arrigo, sono il tuo vicino di casa e saluti prima Carla? Va be’. Poi comunque il signor S. saluta anche me, ovviamente, portandomi in vantaggio a pochi metri dalla fine del match. Ah ah, dico a Carla dopo che ci siamo lasciati alle spalle il signor S., che vittoria fenomenale! Mm, dice Carla, quindi all’improvviso sterza – vieni, mi fa –, entriamo in un bar dove un gruppetto di sanpacollorentesi sta facendo l’aperitivo, Carla prende un tovagliolo, usciamo e il risultato è di 34 a 20 per lei. Mi sembra di aver vinto, dice appallottolando il tovagliolo e infilandomelo nel colletto della polo (per asciugarti le lacrime, dice). Mm, dico io. Bello camminare, dice poi, adesso però andiamo a farci due birre, ok?

22.9.21