Taccuino di un giovane lettore (1519)
Vado a cena da amici. Entro e c'è la figlia undicenne che legge un libro sul divano. «Ah, bello, una lettrice» dico al padre. Lui sorride soddisfatto e le chiede di farci vedere cosa sta leggendo. Lei resta un po' così, quindi mostra la copertina: Dieci piccoli indiani. Sorrido. Sorrido e poi mi torna alla mente questo ricordo di quando ero ragazzo: sono sul divano e sto leggendo. A un certo punto entra mio padre con un cliente importante, forse per presentargli la famiglia, non lo so più. Comunque si avvicinano e mio padre, non sapendo come elogiarmi visto che le uniche due cose buone che facessi in quel periodo erano non drogarmi e per l’appunto leggere, dice «Questo è mio figlio, un vero intellettuale, legge sempre!», e il cliente «Complimenti, bravo» e mio padre, soddisfatto, «Che cosa stai leggendo?», forse aspettandosi che io scatti in piedi e dopo aver eseguito il saluto militare dica a voce altissima «Gödel, Escher, Bach: un'eterna ghirlanda brillante, signore!» o «Come diventare uguale al mio papà che, detto tra noi, è il numero uno, signore!». Invece senza quasi nemmeno guardarli giro il libro per mostrare la copertina. Il libro è Taccuino di un vecchio porco di Bukowski. Gelo, poi mio padre cambia rapidamente discorso e i due se ne vanno. (Non so come sia finita con il cliente, però magari era un vecchio porco, quindi bene).