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Ho letto, non so perché, che gli agricoltori emiliani hanno liberato sul territorio (emiliano, suppongo, ma farebbe ridere se le avessero liberate sul territorio, che so, umbro) delle vespe samurai per combattere le cimici asiatiche. Forte, ho pensato, ma non è un po’ come mettersi in casa un pipistrello per liberarsi dai pappataci? E perché questi insetti orientali non vanno a combattere a casa loro? E che bisogno c’era di chiamare samurai le vespe samurai, vespe non faceva già abbastanza paura? A tutte queste domande, come sempre, non c’è risposta. Sembra comunque che queste cosiddette vespe samurai, una volta liberate, abbiano completamente ignorato le cimici asiatiche, anzi abbiano stretto amicizia e chiesto loro alcune dritte sulla zona, e si siano quindi sparpagliate su tutto il territorio, emiliano e no, nidificando a più non posso. Sembra inoltre che nulla, nel loro aspetto o comportamento, ricordi un samurai, quindi è probabile che il motivo per cui si chiamano così verrà scoperto in seguito, speriamo sia perché si suicidano, ma è improbabile, mi ha detto il mio amico Giorgio, che ha una zia – samurai?, ho detto, interrompendolo – entomologa. Giorgio ha aggiunto che secondo sua zia non c’è alcun motivo di avere paura, primo perché lei vive a Stoccolma, secondo perché le vespe samurai non sono vere e proprie vespe, sono – coccinelle?, ho detto, interrompendolo –imenotteri parassitoidi. Che, nella classifica delle risposte rassicuranti che speravo di ricevere, si piazza piuttosto in basso.

17.6.20