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Leggo che stasera in tv danno Return to me, un film che ho già visto. La trama è questa: «L'amata moglie di un architetto di Chicago muore in un incidente stradale. Il cuore della donna viene trapiantato ad (sic) una giovane cameriera italoamericana. Dopo poco più di un anno dall'incidente, l'architetto incontra la cameriera e...». E? Chissà. La ignora. Ci parla cinque minuti e pensa: che stronza, la odio. E poi la investe (per sbaglio?), il cuore viene dunque ritrapiantato, questa volta a una modella, lui la incontra e pensa: wow, che donna fantastica! Comunque. Quando l’avevo visto avevo pensato che non avesse molto senso, ma è uno di quei film spazzatura che guardi fino alla fine proprio per la loro spazzaturaggine. Però, dico, avrebbe avuto senso se alla giovane cameriera italoamericana avessero trapiantato il cervello di quell’altra, no? Ma sei proprio tu? Sì, sono io! Eccetera. Con il cuore invece non funziona – ma sei proprio tu? Mm? –, secondo me il cuore vale meno di un piede, di un naso, di una mano, a livello di identificabilità. A meno che il film non sia ambientato nell’antico Egitto, ma purtroppo in questo caso non è così. E il fegato a chi sarà andato? Ipotizziamo che il cuore sia andato alla cameriera, il fegato a un’impiegata. Questa sì che è una trama avvincente! Chi sceglierà? E i reni uno a un autista di corriere e l’altro a una bambina di sei anni (non so se sia possibile). I capelli a una scopa. Il grasso a una saponetta. Le ossa per dei portalampada o dei fermacarte, i denti a una collana, l'intestino a una trattoria (che cosa prende, signore?), gli occhi a una di quelle bambole che se le capovolgi li chiudono, poi li aprono. Eccetera. E il protagonista che cerca di raccogliere tutto, di ricomporre l’amata, diciamo. Ah, che bellezza! Ma ora basta sognare, e ribecchiamoci la solita zuppa, invece.

18.5.21