Lettera di reclamo (1474)

1. Gentili produttori

Gentili produttori dei famosi biscotti Sbarluffi,
mi chiamo Joey Baruffa e sono un vostro affezionato cliente: compro infatti gli Sbarluffi da quando ero alto così (sto indicando con il palmo della mano la testa di mia zia Mariuccia), e cioè un bambino.
Li compro e li mangio. Cioè, per essere precisi quando ero bambino li compravano i miei genitori, io li mangiavo e basta, ma voi potreste dire: e quando poi successivamente ti davano la paghetta? E io direi: ok ok, so dove volete andare a parare: gli Sbarluffi non erano una priorità, è vero, e con la paghetta ci compravo sigarette, patatine, gelati, schiuma da barba ed elettrodomestici. E quindi che si fa? Lasciamo perdere? La vita è fatta solo di beni essenziali? Di onerose incombenze? E allora, se posso chiedere, perché vi siete messi a fare biscotti invece di, che so, munizioni o pannolini? Mi sembra chiaro che, in qualche modo, gli Sbarluffi sono importanti. Per me e per voi.

2. La faccio breve?

La faccio breve. Giovedì scorso mi preparo un bel cappuccino e già pregusto il magico momento in cui vi intingerò uno Sbarluffo. Ah, che delizia! Il modo in cui lo Sbarluffo si inzuppa senza rompersi assorbendo il caffè e il latte che vanno poi ad armonizzarsi con i sentori di caffè e miele del biscotto stesso senza spiacevoli ridondanze, e la sensazione di… va be’, ma che ve lo spiego a fare? L’avete inventata voi questa meraviglia dolciaria! È buono, ok? È buonissimo. Aggiungo che quando mangio uno Sbarluffo non sto solo mangiando una cosa buona adesso, ma sto riassaporando certi momenti della mia infanzia e della mia adolescenza (tra l’altro non ancora terminata); il sapore dello Sbarluffo mi ricorda i pomeriggi trascorsi con il mio amico Giorgio a sfidarci a Mortal Kombat invece di studiare per l’interrogazione del giorno dopo, o gli spuntini notturni con Silvia, la mia prima fidanzata, di cui conservo un tenero ricordo (e infatti per rispetto nei suoi confronti sorvolo su ogni facile benché quasi irresistibile doppio senso), o quando nonno Raymond schiacciava l’immancabile pisolino pomeridiano e io gli mettevo due Sbarluffi sugli occhi come pagamento per il traghettatore dell’Ade, anche se il nonno tutte le volte (tranne una) era poi vivo e si arrabbiava e mi rincorreva con una ciabatta chiamandomi malnat! (malnato) o catnass rüsan (catenaccio arrugginito) o quando, appunto, poi il nonno è morto davvero e io quel pomeriggio ero stato mandato a casa della zia, che per merenda mi aveva dato un bicchiere di latte e Sbarluffi, e quando lo zio era rientrato lei gli aveva chiesto “el andai?” (“è andato?”) e lo zio, con gli occhi rossi e lucidi (non credevo che lo zio potesse piangere…), aveva fatto segno di sì con la testa, e io ci avevo messo tre Sbarluffi e mezzo a capire chi era andato e dove. Questi sono solo alcuni di moltissimi esempi ma insomma, avete capito, negli Sbarluffi c’è un po’ tutta la mia vita.

3. Giovedì

E torniamo a giovedì scorso.
Quando arriva il momento di prendere gli Sbarluffi, mi accorgo che nella sbarluffiera non ce ne sono più. Poco male, penso, ne ho sempre almeno un pacchetto di scorta. Vado alla dispensa, apro lo sportello ma noto con sgomento che il pacchetto invece non c’è. Verrà poi fuori che se l’è preso domenica pomeriggio la mia amica Paola, la quale, non temete, riceverà una lettera di reclamo a parte. A quel punto mi infilo mutande e sneakers e mi precipito al supermercato, corro fino al reparto biscotti, arraffo tre confezioni formato famiglia di Sbarluffi, arrivo a casa, rifaccio il cappuccino, intingo finalmente uno Sbarluffo, lo addento e lì, ci scommetto, sapete benissimo che cosa è successo.

4. Che cosa è successo

Lo Sbarluffo non sa di Sbarluffo. In un primo momento mi preoccupo e penso: “Mi hanno cambiato gli Sbarluffi?!”. Ma poi mi dico che forse, più semplicemente, ho un improvviso danno neurologico che mi provoca disgeusia, e vado avanti a mangiare tranquillo. Poi però mi rendo conto che il problema non sono io, ma è proprio il biscotto: invece di avere il solito delizioso sapore di miele e caffè, questi Sbarluffi sanno in pratica esclusivamente di caffè, mentre il miele è quasi del tutto svanito e se mi concentro tantissimo forse riesco a sentirlo in lontananza ma non so dire se lo sto sentendo davvero o se è solo un ricordo o tipo un sapore fantasma, come l’arto fantasma, che dicono che lo senti ancora anche se non c’è più, cosa che tra l’altro a me succede con Derrick, il pastore tedesco dei miei anziani genitori, che quando vado a casa loro mi giro sempre verso la sua cuccia e poi mi dico “ah, cazzo, Derrick è morto…”, e penso allora che soffro di sindrome del cane fantasma e mi è rimasto il riflesso di guardare Derrick che mi corre incontro anche se Derrick ormai è nel paradiso dei cani a inseguire conigli (va da sé che quei conigli sono all’inferno dei conigli. Come faccia poi un coniglio a finire all’inferno, proprio non so. Troppo sesso, immagino). Stessa cosa con il miele dello Sbarluffo. Così prendo il sacchetto e lo esamino alla ricerca di una spiegazione, che ne so, “scusate ma avevamo finito il miele e per questa settimana gli Sbarluffi sono così ma torneranno presto nella loro versione originale” e la spiegazione in effetti c’è, era lì sin dall’inizio: sotto la scritta Sbarluffi, sotto le immagini degli Sbarluffi che si tuffano gioiosi in una spumosa e inconsapevole tazza di latte caldo e, in definitiva, sotto i miei occhi increduli, c’è una scritta marroncina che annuncia con inspiegabile orgoglio: “Da oggi con più caffè!”.

5. Ora

Ora. Naturalmente voi, cari ideatori e produttori e venditori di Sbarluffi siete liberi di metterci tutto il caffè che volete, ci mancherebbe. Ci potete mettere anche il gasolio, se vi pare. Ma, se lo fate, il sapore degli Sbarluffi cambia e gli Sbarluffi smettono di essere tali. Posso accettarlo. Se ho accettato la morte di nonno Raymond e del cane Derrick, posso accettare la morte di un biscotto. La vita è così: il mondo che conosci e che ami si sgretola a poco a poco e il nuovo mondo che lo sostituisce, per quanto tu faccia il possibile per fartelo piacere, non ti piace davvero fino in fondo perché non sarà mai come quello che hai amato e perduto.

6. Una nota

Una nota, qui. Mettere più di qualcosa non è per forza un bene, anzi spesso è solo negativo, specialmente in cucina. Se faccio una torta e invece delle uova previste dalla ricetta ne metto di più, non servirà a niente, quando la servo agli ospiti, dire: «Da oggi con più uova: ottanta!». Più o meno di qualcosa, di per sé, non significa nulla in termini di qualità. Immaginate se da domani nella vostra vita cominciassero a esserci all’improvviso più o meno cose. Per esempio un’auto con più ruote. Dodici. Una moglie con più occhi: «Oddio, cara, ma che ti è successo?!». E lei: «Da oggi con più occhi!» (Nove). O più figli, quarantuno. Più fegati, tre. Ma meno ani: zero. E così via. Tutte le dosi sbagliate di tutte le cose della vita. Più di questo! Meno di quello! Vi piacerebbe? Non credo. Se poi mi chiedete: ma sono così terribili i nuovi Sbarluffi? Ok, no. Ma non sono più gli Sbarluffi.

7. Cosa avreste potuto fare, invece

Come dicevo, siete liberi di farlo, ma forse c’era un modo giusto di farlo, invece di cambiare la ricetta nottetempo e scrivere alla chetichella in piccolo un subdolo e beffardo Da oggi con più caffè!
Pensate che noi mangiatori di Sbarluffi siamo deficienti? Come se bastasse mettere entusiasmo nell’annunciare una novità per renderla gradita. Immaginate vostra moglie o vostro marito che una mattina vi dice: “Da oggi con più amanti!”. O il vostro medico: “Da oggi con più emorroidi!”. O il vostro capo: “Da oggi con più disoccupati!”. Già che ci siete, potreste annunciare allo stesso modo i periodici aumenti di prezzo: “Da oggi più costosi!”.
Avreste potuto, invece, convocare una conferenza stampa e mandare un rappresentante dell’azienda a comunicare a tutto il mondo, dopo un profondo inchino in stile nipponico: «Da oggi non produciamo più gli Sbarluffi e il motivo è che la Gente con la G maiuscola non capisce granché di biscotti, di sapori, di gradevolezze e di piaceri, e noi, che invece ne capiamo ma che purtroppo abbiamo dei mutui per i nostri panfili e delle famiglie dedite agli eccessi, dobbiamo adeguarci se non vogliamo soccombere alle spietate leggi del mercato e della grossolanità umana e tornare a fare la vita delle persone comuni, cosa che, ne siamo certi, nessuno dei nostri clienti vuole.
Le vendite degli Sbarluffi erano in calo, perciò abbiamo deciso di migliorare la ricetta aggiungendo più caffè. Ok, in realtà non abbiamo aumentato il caffè, abbiamo diminuito il miele perché cominciava a costare troppo, ma non sottilizziamo. Questo naturalmente ha portato alla creazione di un biscotto completamente nuovo che abbiamo chiamato Biscotto completamente nuovo al sapore di caffè molto diverso dall’amato Sbarluffo che, ricordiamo, non produciamo più. Stiamo pensando a come far stare il nome sulla confezione».

8. Cosa potreste fare, almeno

Cosa potreste fare, adesso? A parte tornare a fare gli Sbarluffi come sempre? Magari solo per me? Be’, se proprio me lo chiedete, vorrei che almeno toglieste quel punto esclamativo dalla scritta sulla confezione, perché sa di beffa, è come uno schiaffo in pieno viso mentre chiudo gli occhi e cerco di ricordare il magico momento in cui addentavo uno Sbarluffo.
Anzi vorrei che modificaste l’intera scritta, se possibile.
Invece di “Da oggi con più caffè!”, vorrei un: “Troppo caffè?”.
Ecco. Così sarebbe accettabile. E magari un talloncino da ritagliare e da compilare con la risposta (Sì!) e da spedire all’azienda.
Penso che così potrei farmene una ragione e se non altro potrei sempre vivere con la speranza che a un certo punto, sommersi da milioni di talloncini come il mio, decidiate che un vero Sbarluffo è più importante di qualche stupido panfilo. Anche se, ora che ci penso, avrete anche voi tante emozioni legate ai vostri panfili, scusate, non volevo definirli “stupidi”. Ah, nel caso scegliate il ritorno in commercio degli Sbarluffi, sulla confezione potreste scrivere: “Da oggi con meno panfili!”. Mi raccomando: non dimenticate il punto esclamativo.

Cordiali saluti anzi un cordiale addio,
vostro ex affezionato cliente

Joey Baruffa

10.1.26