Fiodor Dastaiefski (1478)

Vado in libreria qui a San Paco e chiedo un libro di Salinger pronunciandolo salinger. Il libraio, il signor Pencolini, mi ascolta e subito dopo dice anche lui "Salinger" solo che lui non lo pronuncia salinger ma salingher, e mentre lo dice mi fa pure un sorrisetto che è un misto di saccenteria e di clemenza, un sorriso che sinceramente non so bene cosa voglia dire, visto che in effetti Salinger si pronuncia all'incirca salinger, con la “g” dolce. Faccio finta di niente, chi è senza peccato eccetera eccetera, finisco di parlare con il signor Pencolini e me ne vado. Tempo dopo torno e gli dico che sto cercando un libro di Roland Barthes, pronunciandolo come va pronunciato, cioè all'incirca bart, e il signor Pencolini mi corregge dicendo «ah, bartz» e io, anche lì, finta di niente. Quindi, giorni dopo, torno perché, guarda un po', voglio prendere un libro di Houellebecq, pronunciando Houellebecq come va pronunciato, cioè all'incirca uelbèc. Il signor Pencolini si mette subito alla ricerca del titolo richiesto e, mentre cerca sul computer, dice ad alta voce: «Dunque, vediamo... hollebèc... hollebèc», e io gli sorrido. «Guardi,» mi dice a un certo punto, «proviamo a chiedere a mia moglie» e fa un cenno a sua moglie, che subito arriva in soccorso. «Abbiamo questo libro?» gli chiede il signor Pencolini. «Ulbéc?» dice la moglie, «Credo di no», e tutti e due mi guardano. «Non importa, grazie» dico loro, e me ne vado, torno a casa, quindi mi metto al computer e penso subito a un altro autore e mi viene in mente Coetzee, cerco su internet la pronuncia corretta, mi alleno a dirla e due giorni dopo torno in libreria e chiedo al signor Pencolini che cosa mi consiglierebbe di cotzii, e lui mi guarda con gli occhietti piccoli, aggiustandosi gli occhiali sul naso, «Come, prego?» mi chiede, e io gli ripeto che vorrei proprio leggere un bel libro di cotzii, e lui va al computer e mi chiede «Come si scrive?» e io allora gli dico «ci», «o», «e», «ti», «zeta», «e», «e», e il signor Pencolini, vedendo sullo schermo il nome “Coetzee”, mi guarda e dice «Ah, coezze» e io sorrido e scappo via, tutto contento, pensando al prossimo autore, magari, che ne so, visuàva scimbòrsca o fiodor dastaiefski.

11.2.26