Un paio di sere fa mi ritrovo a fare l’aperitivo con le mie amiche Paola e Carla.
A un certo punto la conversazione finisce su “che cosa consideri tradimento?”.
Dico: «Ragazze, se a quasi cinquant’anni non abbiamo ancora definito che cos’è tradimento, direi che possiamo lasciar perdere: è evidente che non ci riusciremo mai».
«Quasi cinquant’anni li avrà tua sorella» dice Carla, che sostiene da quando la conosco di averne ventinove.
«Vale per tutte le questioni irrisolte, allora» dice Paola.
Io: «Esatto. Vedi, Carla? Paola ha colto lo spirito».
Carla china leggermente il capo e dice: «Grazie, sensei».
«Io ne so quanto ne sapevo a quindici anni» dice Paola. «Della vita, intendo. Di tutto».
«Non c’era bisogno che lo specificassi» dice Carla.
Paola le fa un ghigno. Carla sorride. Poi Paola torna sul punto: «E, insomma, voi che cosa considerate tradimento?».
Non è la prima volta che sento questa domanda. Racconto loro di quando, anni fa, stavo con Sharon, una ragazza bionda con le sneaker verdi. Dopo il classico idillio iniziale in cui si cerca di essere persone meravigliose che sorridono sempre e dicono “che sarà mai, l’unica cosa che conta sei tu!” anche quando l’altro squarcia il tuo Kandinsky facendo la ruota in salotto, eravamo tornati a essere noi stessi. Se nel mio caso la differenza non era poi molta, essendo io in effetti una persona meravigliosa di natura, nel caso di Sharon il decadimento era evidente. A un certo punto aveva infatti cominciato a comportarsi in modo ambiguo: la sera usciva senza dire dove andasse e tornava a tarda notte con un tizio sempre diverso. Le dicevo: «Posso chiederti che succede?». E lei, smettendo di baciare il tizio di turno: «Senti, non ne possiamo parlare domani? Sono molto stanca, voglio solo andare in bagno e infilarmi a letto». Dopo aver detto così andava in bagno e cominciava a struccarsi e intanto discutevamo. Il tizio di turno non diceva nulla e non veniva mai nominato. A un certo punto magari si metteva sul divano e smanettava con il cellulare o veniva da noi e diceva «Posso farmi un panino?», «Non eri a dieta?» gli diceva Sharon, «Se aspetti un attimo te lo faccio io» gli dicevo io. Finita la discussione, andavamo tutti e tre a letto, dove li sentivo amoreggiare, il che era fastidioso perché con tutti quei sobbalzi non riuscivo a prendere sonno. «Potreste almeno mantenere lo stesso ritmo?» chiedevo, ma venivo ignorato. Poi finalmente tornava la quiete, era il momento in cui ci sentivamo tutti e tre felici, e mi addormentavo. Tempo dopo Sharon era venuta da me e mi aveva chiesto: «Senti, per curiosità… che cosa consideri tradimento?». E io: «Mm, questa domanda, per esempio», e allora, siccome era una persona di altissima levatura morale, un anno dopo mi aveva lasciato.
Con Paola e Carla, invece, siamo finiti su questo discorso perché Paola sta da un po’ di tempo con un certo Massimo, ma ora dopo qualche tentennamento ha cominciato ad accettare gli inviti a “bere dei caffè” da parte di un nuovo collega che ella stessa definisce “molto simpatico”.
«Si parte sempre dal caffè» dico. «Caffè alle dieci del mattino. Caffè alle tredici. Caffè alle diciannove. Al caffè delle due di notte Paola chiede: “Ma non è che per caso mi vuoi scopare?”».
Carla dice: «E allora quell’altro: “Eh? No no, è solo che mi piace tanto il caffè!”».
Rido. E aggiungo: «Poi beve il caffè delle due di notte, salta sul motorino e fila via».
«“Ciao!!!”» dice Carla facendo il verso del motorino e fingendo di tenere un manubrio.
E io: «Allora Paola: “Ma no, aspetta, io ci stavo!”».
E Carla: «Lui: “Mi dispiace, sta per chiudere il caffè Roma e lì usano una miscela eccezionaleeee!”».
Io: «“Miscela del caffè o del motorino?!” gli grida Paola, “Perché se è del motorino ho qui una tanica pronta al 3%!”, ma ormai lui è lontano e non può sentirla».
Paola ci guarda con la fronte aggrottata, poi dice: «Fila via in motorino anche se era dentro il mio appartamento?».
«Sì, esatto,» le dico, «scoda sul tappeto, sfonda la porta-finestra e si catapulta giù in strada direttamente dal terrazzo».
«Comunque la qui presente ci ha già scopato con il collega che la fa “tanto ridere”, eh» dice Carla spegnendo la sigaretta in un salatino.
«Ah sì?» dico rivolto a Paola.
Paola beve un sorso di Spritz e dice: «Ho solo detto che è simpatico».
«Ahi ahi…» dice Carla.
«Povero Massimo…» dico scuotendo la testa.
Paola dice: «Ma per chi mi avete preso? Io non faccio mai sesso prima del decimo appuntamento».
Rido. «A parte che la frase giusta era “io non tradirei mai Massimo, lo amo troppo”, adesso immagino uno che ti chiede di uscire nove volte, tu accetti ma per nove volte non gliela dai e allora quello mentre ti scarica sotto casa dice: “Sai cosa? Mi arrendo, addio!”. E tu: “Ma no, invitami ancora una volta, Giampiero, una volta sola, c’eri quasi!”. E lui: “Naa… ormai ho capito l’antifona, addio cocca!”».
«E se ne va in motorino» dice Carla.
«Perché tutti quelli con cui esco io hanno il motorino? Non ho capito» dice Paola.
«Ci sembri una da motorino, tutto qui» le rispondo.
«Certo non da Jaguar o da yacht» dice Carla.
Paola le tira una patatina.
«Quindi ammetti che il caffè con tizio era un appuntamento» dice Carla.
«Parlavo in generale. Non faccio mai sesso prima del decimo caffè, va bene così?».
«Ma fai sesso automaticamente dopo il decimo caffè? Chiunque sia lì a tiro in quel momento?» le chiede Carla.
«Quasi sempre un barista, immagino» dico. «In ogni caso la domanda è: fai sesso anche quando sei impegnata? Perché questo sarebbe decisamente tradimento».
«Ah, è la tua risposta al quesito?» mi chiede Carla. «Tradimento è quando fai sesso?»
«No no,» le dico, «per me il tradimento scatta molto ma molto prima, sono della vecchia scuola».
«Un bacio?» chiede Paola.
«Prima».
«Tenersi per mano?» chiede Carla.
«Prima, prima».
«Uno sguardo? Un sorriso?» chiede Paola.
Qui racconto loro di Lucilla, la mia quattordicesima fidanzata. Al tempo ero molto meno fiscale: mentre stava con me, Lucilla usciva spesso con altri uomini (fino a qui, niente tradimento), ci andava a cena (niente tradimento), rideva alle loro battute (niente tradimento), poi saliva sulla loro automobile (è solo un’automobile, niente tradimento), si spogliavano tutti e cinque (niente tradimento, non c’è contatto fisico) e cominciavano ad accarezzarsi (ah) zone non compromettenti (tipo?), per esempio le tibie o i gomiti (ok, niente tradimento, c’è contatto ma non sembra sessuale, sembra più ortopedico), poi Lucilla montava a cavalcioni su uno di questi uomini (non è tradimento se non c’è penetrazione!) e si faceva penetrare (mm, qui, pur con tutta la buona volontà, sembra proprio essere tradimento) dal suo sguardo (ah, allora no, il fidanzamento è salvo!), ascoltavano musica (bene, la musica eleva lo spirito) rap (ah, no, preferivo se scopavano, allora), parlavano del sesso che avrebbero fatto se lei non fosse stata fidanzata con me (mm, contorto e inquietante ma, tecnicamente, lecito: sono soltanto chiacchiere) e poi a quel punto quando i quattro uomini stavano per raggiungere l’orgasmo (fatti loro!) Lucilla diceva che era tardi, si rivestiva, se ne andava e, in pratica, non aveva commesso tradimento, benché i quattro uomini avessero a quel punto il noto problema delle palle blu, ben descritto da Philip Roth in Indignazione (così ci diamo un tono). Non che servisse la descrizione di Philip Roth, comunque. Da notare che in certe culture far venire le palle blu a un uomo è già tradimento; in altre, per esempio tra i Korowai, è segno che è stato appeso per lo scroto e che di lì a poco verrà cucinato. In altre il colore delle palle di un uomo indica le variazioni meteorologiche. Succedeva per esempio a mio nonno Raymond, il cui sperma era idrocromico a causa del suo lavoro come canarino esplorativo in una miniera di cobalto durante gli anni Sessanta.
«Ma quindi se anche solo ho il desiderio di fare sesso con il collega è già tradimento?» chiede Paola.
«No, Paola,» le dice Carla, «in quel caso vivremmo in uno stato di tradimento permanente».
«Anche secondo me» dico. «I desideri son sogni».
«Massimo dice che da quando sta con me non desidera nessun’altra» dice Paola.
Io e Carla ridiamo.
«Mm, molto lusinghiero,» le dico, «gli stai facendo l’effetto del bromuro».
«Dite che mente?».
«Ma è ovvio, Paola. Mi stupisco di te. Secondo me quello che conta è che il desiderio per le altre donne resti confinato nel suo cranio».
«E quindi? Devo smettere di uscire con il mio collega?».
«Ci stai uscendo?!» dico, mostrandomi sconcertato.
«Solo se ordinate caffè, per un massimo di nove» dice Carla con un dito alzato.
Paola sospira. Poi dice: «Perché non si può stare con più persone?».
«Be’,» dice Carla, «ma si può…».
«Questo mi ricorda di quando stavo con…» faccio per dire.
«Basta» dice Carla.
«Alle medie, comunque» dico. Poi, rivolto a Paola: «Be’, potresti adottare questa soluzione: tradimento è ciò che viene considerato tale dalla persona tradita».
«Sì, ciao» dice Carla.
«E se la persona tradita considera tradimento prendere il tram?» chiede Paola.
«Allora non dovresti prendere il tram».
«Mi sembra folle».
«Allora non dovresti stare con quella persona».
«Continua a sembrarmi folle».
«In mancanza di altri criteri, almeno sarebbe cortese. Altrimenti potresti andare da Massimo e dirgli: “Massimo, io ti amo, però vorrei fare sesso con un altro uomo, quindi per correttezza, sebbene a malincuore, ti lascio”. Se Massimo si butta ai tuoi piedi in lacrime scongiurandoti di non lasciarlo, potresti dirgli, magari dandogli delle pacchette consolatorie sulla testa: “E va bene, e va bene… allora ci faccio sesso ma restiamo insieme, ok?”».
A quel punto comincia a fare freddo. Ci alziamo e andiamo a pagare.
Prima di salutarci, Carla e Paola fumano una sigaretta.
«Insomma ci hai scopato o no con questo nuovo collega?».
Paola ride.
«Visto?» mi dice Carla.
Sorrido e scuoto la testa.
«E sai la cosa buffa?» dice Paola.
«Ne so più di una» dice Carla.
«Non ha il pene?» dico io.
«No. Cioè sì, ce l’ha. La cosa buffa è che ora ho la sensazione di tradire lui con il mio ragazzo e di tradire il mio ragazzo con lui».
«La seconda non è una sensazione, Cicci» le dice Carla.
«Comunque è normale,» dico io, «te ne serve un terzo per sparigliare».
«Io farei così,» dice Carla, «porterei avanti le due storie e il primo che scopre il tradimento viene lasciato».
«Perché?» chiedo. «Lasci il più sveglio?».
«Ovvio».
«Ah, giusto. Comunque sarà lui a lasciare te, no?».
«Non credere…».
A quel punto Paola butta la sigaretta, si mette il casco e monta sullo scooter.
«Devo dire che mi siete stati come sempre di grande aiuto, amici».
Le sorridiamo. Carla le allaccia il casco, io le metto due capsule di caffè nella tasca della giacca.
«Qualunque cosa tu faccia, per noi è quella giusta» le dico.
«Ti vogliamo bene così come sei: lussuriosa, con il motorino e tutto quanto».
«Grazie, vi voglio bene anch’io» dice Paola, e poi schizza via nel traffico di San Paco (due automobili e una bici). La osserviamo allontanarsi, poi guardo Carla e le dico: «Caffè da me?»
E lei: «Volentieri».