Squilla il telefono, guardo il display: Anziana madre.
Penso: offerte di cibo? Richieste di supporto tecnologico? Acciacchi e malanni?
Rispondo.
«Mi dica».
«Tuo padre ha un po’ di raspino».
Malanni, dunque.
“Raspino” infatti è un termine che l’anziano padre usa al posto di “mal di gola”. “Ho il mal di gola” non lo dirà mai, per lui sarebbe come ammettere una sconfitta.
In realtà non dice nemmeno “ho il raspino”, al massimo dice che ha un po’ di raspino.
Attenzione, però: può dirlo lui, non tu. Se dopo tre ore gli chiedi «Come va il raspino?», lui ti guarda come se fossi scemo e ti fa «Che raspino?». E tu: «Il fastidio alla gola». E lui: «Ma va’ là…».
Questo atteggiamento non si limita al mal di gola: infatti nel corso della sua vita non ha mai detto “ho preso un virus”, “ho preso l’influenza”, “sono malato”. Devi saper interpretare certi segni e il suo modo di descriverli e, siccome non vivo con loro e lui non usa il telefono, a riferire tali segni è l’anziana madre, che però a sua volta ha tutto un linguaggio cripto-omertoso-difensivo teso a insabbiare informazioni che sta cercando di farti intuire senza però mai dirle né mostrarle direttamente.
Per esempio: l’anziano padre dice che sta bene, però ha messo il maglione. Ad agosto. Poi butta lì all’anziana moglie un «Mi verrà mica la tosse?». Significa che gli è già venuta, che sta già tossendo da giorni ma adesso è al punto in cui si è reso conto che non riuscirà più a nasconderlo, allora tanto vale passare da veggente, almeno.
Quindi: l’anziano paziente rifiuta di farsi misurare la febbre. Non solo. Rifiuta di essere considerato malato. La sua voce è rauca ma lui dice di no.
Spiego al telefono all’anziana madre che deve dirmi le cose oggettive.
«La voce è rauca?» chiedo. Un ingenuo giovane figlio potrebbe pensare che qui arrivi un sì o un no. Una voce è o non è rauca, giusto? Così direbbe Socrate in un dialogo platonico, probabilmente Il raspino.
A Socrate, Trasimaco risponderebbe: «Lo è, o Socrate». O Socrate. Che meraviglia. Quanti, oggi, ci riservano lo stesso rispetto? Hai ragione, o Joey. Parole magiche che nessuno di noi sente mai (specie chi non si chiama Joey).
Socrate potrebbe quindi agevolmente procedere. Comoda la vita nell’antica Atene. Ma vediamolo oggi, a San Paco Llorente, con gli anziani genitori:
Socrate: «E dimmi, anziana madre, la voce dell’anziano padre è rauca?».
Anziana madre: «Lui dice di no».
Socrate: «Ma lo è?».
Anziana madre: «Di solito ha sempre una voce bella forte».
Socrate: «Sì ok ma lo è?».
Anziana madre: «E dice che sta benissimo…».
Socrate: «Oh santo Apollo… ci hai parlato? L’hai sentita? Non sono forse orecchie quelle due protuberanze che fanno capolino fra i tuoi riccioli?».
Anziana madre: «Così mi metti ansia…».
Socrate: «Capisco. Allora ascolta, procediamo con calma. Concordi con me che se vogliamo sapere se la sua voce è rauca occorre prima stabilire cosa intendiamo con “voce rauca”?».
Anziana madre: «Io so solo che ieri sera gli ho dato la Tachipirina perché il cardiologo mi ha detto che non devono salire i battiti. Questo cardiologo è nuovo, è molto bravo, me l’ha consigliato la mia amica Stefania, che quando sua figlia…».
Socrate: «Ma chissenefrega!».
Anziana madre: «…».
Socrate: «Ehm… scusa. È che sei molto indisciplinata. Dialetticamente, dico. Proviamo così. La mia voce ti sembra rauca?».
Anziana madre: «Aspetta, devo andare giù perché ho le patate sul fuoco».
Socrate: «Rispondi solo a questa domanda, ti prego. La mia voce ti sembra rauca?».
Anziana madre: «Un po’ sì».
Socrate: «Ma come sì? Ma se sto benissimo… Questa è la mia voce normale…».
Anziana madre: «Be’, che cosa vuoi che ti dica? A me sembra rauca».
Socrate: «Va bene, non importa. Proviamo con te, anziano padre, sembri una persona ragionevole. Ti fa male la gola?».
Anziano padre: «Ma va’… ho un po’ di raspino».
Socrate (rivolgendosi all’anziana madre): «Che cos’è il raspino?».
Anziana madre: «Quando fai grr grr… grr grr…».
Socrate: «Grr grr? Non capisco».
Anziano padre: «Ho la saliva che non va ne su né giù».
Anziana madre: «Grr grr… così, senti? Grr… grr».
Socrate: «In che senso la saliva non…».
Anziano padre (alzandosi): «Sentite, mi avete stufato. Io vado nell’orto».
Anziana madre: «Tu non vai da nessuna parte! Socrate, fermalo!».
Socrate (all’anziano padre): «Hai per caso la cicuta, nell’orto?».
Anziano padre: «No. Ho i fagiolini, ho i peperoni, ho le…».
Socrate: «Allora andiamo a seminarla, sento che presto ne avrò bisogno».
Avere una risposta chiara sullo stato di salute dell’anziano padre è impossibile, l’anziana madre non osa formulare un simile verdetto, non osa prendersi tale responsabilità e, se lo facesse, sentirebbe di aver tradito il marito, il quale sostiene sempre di non avere nulla. Forse lei ha una memoria ancestrale che risale ai tempi della peste. O ha visto troppi film. Teme che, se dirà sì, arriverà un carretto zeppo di salme sul quale verrà caricato il marito per essere poi cosparso di calce e successivamente bruciato. Se dice no, teme che questo faccia abbassare la guardia al giovane figlio, che si recherà in visita e verrà infettato, caricato sul carretto e bruciato. La colpa si nasconde in ogni dove. Nel dire sì, nel dire no, nel non dire niente o nel dire non lo so. Quasi quasi le sembra desiderabile buttarsi direttamente lei, sul carretto, ed essere portata via da tutti questi guai.
«La voce è o non è rauca?» chiedo, già esasperato.
Alla fine, decisione salomonica dell’anziana madre, anzi ponziopilatesca: «Te lo passo».
«Vieni,» la sento dire all’anziano padre, «saluta tuo figlio».
Si odono quindi borbottii, un lieve trambusto, forse un’anziana colluttazione. Immagino lei che lo costringe a prendere il telefono e a portarlo all’orecchio.
«Sì?» dice infine una voce, rauca oltre ogni ragionevole dubbio.
«Allora,» dico, «come stai?».
Qui ingenuamente ti aspetteresti un ventaglio di possibili risposte: ho un po’ di mal di gola, ho un po’ di raspino, ho un po’ di tosse. Oppure tutte queste cose senza “un po’”. Ah, che bello sarebbe! Come stai? Ho mal di gola. Ah, bene! Cioè, mi dispiace, però bene: chiarezza, comunicazione, comprensione! Domanda e risposta. Altri sintomi? Ho i brividi. Ho la tosse. Ho la voce rauca, come avrai notato. Ok, ottimo! Cioè, mi dispiace. Però che bello! Riscontri oggettivi dal mondo fenomenico, lo userò come titolo del mio romanzo su di voi!
E invece:
«Come stai?».
«Io? Benone».
Vorrei dire: scusa, forse mi è stato passato l’anziano padre sbagliato. Ce ne dovrebbe essere uno che sta indossando un maglione di lana ad agosto.
«E la tosse?» chiedo.
«Ma che tosse…» mi fa lui tossendo.
«Misurati la febbre».
Qui si inalbera e sbotta: «Ma siete diventati matti? Volete farmi passare per malato? Sto benissimo!».
Il termometro è il nemico, poiché determina uno stato. Da lì in poi, niente più chiacchiere né giochi di prestigio.
Di fronte a questa reazione svalvolata, recedo. Chi me lo fa fare?, penso. Sono al telefono da tre minuti, ho ampiamente fatto il mio dovere di figlio premuroso.
«Ripassami l’anziana madre» gli dico.
Quando l’anziana madre torna al telefono, le dico: «Niente, il soggetto fa ostruzionismo. Mi farai sapere come va».
«Va bene» mi risponde lei.
Metto giù il telefono.
Dopo un paio d’ore, messaggio dell’anziana madre: “Ha 38.5”.
Le scrivo: “Immaginavo. Digli di riguardarsi”.
Lei: “È andato nell’orto”.
Io: “Immaginavo. Digli di andare nell’orto”.
Più tardi, me li vedo tutti e tre a cena:
Anziana madre: «Questo brodo ti fa bene. Poi ti metti sul divano e guardi il tuo Netflix. Domani stai in casa e poi sarai come nuovo».
Anziano padre: «Domani devo tagliare l’erba».
Anziana madre: «Ma non esiste, hai la febbre! Socrate, digli qualcosa tu!».
Socrate: «Eh, uhm… certo, certo… ci penso io. Allora, vediamo un po’… Dimmi, anziano padre, non è forse vero che l’erba sarà lì anche dopodomani?».
Anziano padre: «Di sicuro non si taglia da sola».
Socrate: «Ma anche se la tagli, ricresce. O sbaglio?».
Anziano padre: «Che discorsi. Qualcuno comunque deve tagliarla. Vuoi farlo tu?».
Socrate: «Ehm, io? Veramente non ho mai fatto niente di… di pratico, ecco… non saprei da dove cominciare».
Anziano padre: «Comincia dai lati».
Socrate: «Ma, uhm, cioè… prima dovremmo definire cos’è un “lato”, no?».
Anziano padre (all’anziana madre): «Mi sa che questo qui non ha voglia di fare niente».
Anziana madre: «Lascialo stare, è un ospite. Socrate, vuoi altra minestrina?».
Socrate: «Minestrina? Non ci sarebbe qualcosa di più, come dire… sostanzioso?».
Anziano padre: «Pure…».
Anziana madre: «Posso farti dei toast».
Socrate: «Toast? Mai sentiti. Di che si tratta?».
Anziana madre: «Pane tostato, formaggio fuso e fettine di carne di maiale. Posso metterci anche dei funghetti, se vuoi».
Socrate: «Sembrano deliziosi».
Anziana madre: «Oh sì, lo sono».
Socrate: «Lo sospettavo. In questo caso accolgo la tua offerta, fammene dieci».