L’altra sera faccio la pizza, non dico niente a nessuno. La vera felicità è quella condivisa, dicono. Ma non se hai fatto la pizza, dico io. Lì, la felicità è che ti mangi tutta la teglia da solo.
Proprio mentre sto per cominciare a mangiarla, mi telefona l’anziana madre. Rispondo, le chiedo che succede. Dice che le si è rotta la stampante e le serve supporto tecnico. Cerco di tagliare corto e qui lei forse intuisce che qualcosa non va, o forse sente il profumo della pizza attraverso il telefono. Mi chiede: «Cosa mangi stasera?».
Dovrei mentire, lo so. Ma quello che non so è proprio mentire. Perciò dico: «Niente di che, solo una grossa fetta di una sottospecie di pane secco condito alla bell’e meglio con pomodoro, olio e una roba biancastra molliccia filante». Mi mordo la lingua. Stavo andando benissimo fino a “filante”.
«Hai fatto la pizza?» mi chiede l’anziana madre.
Silenzio.
«Sì, possiamo chiamarla così» dico.
«Chissà che buona…».
«Ma no…» minimizzo. «Mancano 0.8 grammi di sale, la maturazione è imperfetta, l’incordatura deludente, la stesura approssimativa, l’origano secco».
«Domani ce ne porti un po’?».
Ed ecco qua, penso. Ma io dico: solo perché due persone ti hanno donato la Vita e preparato e servito milioni di pizze, non significa che adesso ogni volta che fai la pizza tu gliene devi dare un po’, giusto?
Valuto quindi un momento se rendere seduta stante la vita che mi hanno donato pur di non dar loro la pizza, ma poi mi dico che così non mangerei mai più pizza, e dunque cedo.
«Ok» le dico. Poi penso: ma sì, magari si dimentica, di mezzo c’è un’intera nottata. E poi è anziana, gli anziani dimenticano le cose, si sa. Ci vedono anche poco, potrei portare una bruschetta.
La mattina dopo alle 6.07 l’anziana madre mi telefona. Come un falco. Come un falco se i falchi avessero i telefoni e mangiassero la pizza.
«A che ora ci porti la pizza?» mi chiede.
«Ma che ore sono?».
«Stamattina?».
«Mm… no, nel pomeriggio» le dico. «Però, aspetta: la mangiate o la congeli?».
Perché hanno il vizio di congelare le cose. Di archiviare le cose congelandole. Non buttano via niente, queste anziane formichine. Gli porti una mozzarella? «Questa la congelo». Gli porti una busta di crudo? «Questo lo congelo». Gli porti un libro, un aspirapolvere, un rastrello? «Congelo, congelo, congelo!». (Mi aspetto un giorno di andare a trovarli e chiedere «L’anziano padre?». E l’anziana madre: «Congelato».)
«No no, la mangiamo!» mi fa.
«Ok. Ne è rimasta mezza teglia. La vuoi tutta tutta o giusto un assaggino?» chiedo. Ma perché è così difficile separarsi dalla pizza?, penso.
«Tutta!» mi fa lei.
E che cazzo, penso.
Nel pomeriggio allora porto ‘sta pizza.
Trovo gli anziani genitori che mi attendono, ansiosi, cosparsi di acquolina, seduti al tavolo da pranzo, posate in pugno. In cucina il forno preriscaldato dalle 6.08. L’anziano padre ha il tovagliolo infilato nel colletto della camicia. Neanche il tempo di entrare e la pizza mi viene strappata dalle mani e infilata nel forno. Gli anziani genitori si piazzano davanti allo sportello, chinati, e guardano dentro.
«È pronta?» chiede l’anziano padre ogni sette secondi.
«Quasi» lo calma l'anziana madre ogni quattordici.
Intanto mi faccio un caffè.
Dopo cinque minuti sfornano la pizza, apparecchiano la tavola, cominciano a mangiarla. Cominciano a mangiarla mentre apparecchiano la tavola.
«E aspetta!» dice l’anziana madre all’anziano padre assestandogli uno schiaffetto sulla mano tesa verso la pizza fumante. Poi lei stessa ne strappa un pezzetto rovente e se lo infila in bocca. «Scotta!» grida. Poi ne strappa un altro pezzetto e se lo infila in bocca. «Scotta!» grida.
Quando finalmente tutto è pronto, cominciano a sgranocchiare come due castorini pizzaioli.
Mi siedo e li osservo mentre bevo il caffè.
«Buona?» chiedo.
«Buonissima» mi fa l’anziana madre spalmando sulla pizza uno spesso strato di farcitoast.
«Veramente l’avrei fatta margherita» dico.
«Così ha una marcia in più» dice lei.
Alzo un sopracciglio.
Poi spalma uno strato di farcitoast anche su quella dell'anziano padre, che però non gradisce:
«Ferma! Non mi piace quella roba!» protesta.
«Mangia» gli fa, e lui mangia.
Finita la pizza, raccolgono anche le bricioline dal piatto, con i polpastrelli.
«Basta?» mi fa l’anziano padre. «Non ce n’è più?».
Intanto l’anziana madre sta mangiando il farcitoast con il cucchiaio direttamente dal vasetto.
«Gesù,» dico, «sembrate due che non mangiano da un mese».
Loro si scambiano un’occhiatina, poi l’anziana madre alza le spalle e dice: «Ma figurati, abbiamo finito le lasagne di ieri mezz’ora fa».