Ego te eccetera (1485)
Ogni giorno scrivo almeno un appunto sul mio diario di scrittura. Se uno leggesse il mio diario di scrittura chissà quante volte penserebbe: “Che stronzo!”. Più di quanto la gente non lo pensi normalmente, intendo. Però, insomma, nessuno uscirebbe tanto bene dalla pubblicazione di un diario privato, no? Di scrittura e no. Altrimenti non sarebbe privato. Chissà com’è il diario del Papa, mi sono chiesto. Me lo immagino così: “Oggi è entrata la cameriera a rifare la Santa Stanza. Che bel bocconcino. Perdonami, Signore. Ma che ci devo fare se è un bel bocconcino? L'hai fatto tu, no? E hai fatto me. E hai fatto il desiderio. Eh eh. Se la gente sapesse che dico ‘bocconcino’! Ah, dovevo sposare Margaret... Mi amava, e io amavo lei. Ma no, io dovevo seguire la vocazione! E ora eccomi qua. Chissà che fine ha fatto… Dirò ai servizi segreti vaticani di cercarla e portarmela qui. Eh eh. Scherzo, Signore, lo sai, ma se non mi concedo un po' di battute, insomma, uno finisce per impazzire con tutti questi riti, queste preghiere, questi limiti, queste etichette. O no? Signore? Dico bene? Bah. Mai che risponda, quello là. Dobbiamo interpretare i segni, dicono. Cioè: dico! Guarda quella rondine, sarà un segno? E quella Polo parcheggiata in doppia fila? Vai a sapere. Ah, ecco che torna la donna delle pulizie. Ieri non aveva le mutande. Penso che lo faccia apposta. Io comunque ho fatto finta di niente, sono stato impeccabile. «Mi perdoni, Santo Padre, ho dimenticato le mutande anche oggi» mi ha detto. «Non fa niente, Lory,» le ho detto coprendomi gli occhi con una bibbia, «nemmeno io le porto mai. E poi il Signore ci ha fatto così». «Mi perdona?» mi ha chiesto guardandomi con quegli occhietti languidi (ho dato una sbirciatina, ok?). «Eh?» ho detto io, «Sì sì, perdonata, perdonata! Ora però vai!» le ho detto facendo un rapido segno della croce nell'aria e poi spingendola fuori dalla stanza. Il diavolo tentatore, come si dice. Ho chiesto ai servizi segreti se mi possono procurare quelle pilloline blu. Solo per curiosità, il sabato sera mi annoio un sacco. «Tutto quello che vuole, Santo Padre» mi hanno detto loro. Ci sono anche dei vantaggi nell'essere così potente, non posso negarlo. Va be', adesso vado a confessarmi. Fatalità: sono il Papa, posso confessarmi da solo. Eh eh: «Dimmi, figliolo. Santo Padre, ho avuto pensieri impuri e ho fatto battute impure e ho chiesto ai servizi segreti vaticani di procurarmi il Viagra, è molto grave? Grave? Ma no. Sei pentito? Sì sì! Allora a posto. Ego te absolvo eccetera eccetera. Grazie! Prego!”.