Il cruciverba (1487)

I

Domenica scorsa faccio visita agli anziani genitori – per puro caso all’ora in cui vengono sfornati timballi, arrosti e torte di mele – per controllare che i loro cuori battano regolarmente e, come sempre da circa sessant’anni a questa parte, all’unisono. E così è.
Vengo accolto dai parcheggiatori, ovvero i gatti Bigini con tanto di gilet fluorescente, i quali ritirano le chiavi dell’auto e mi chiedono se voglio come al solito le orme su tutta la carrozzeria, cristalli compresi.
«Cambierebbe qualcosa se dicessi che preferirei non la toccaste proprio?» chiedo.
«No» mi dice il gatto Bigio mentre mi stacca la ricevuta.
«Anzi forse ti ritroveresti qualche zampettata supplementare» mi dice la gatta Bigia ticchettando con l’unghia sul cofano.
«Capisco» dico, e dopo averli salutati mi avvio all’ingresso.

II

Una volta dentro casa trovo l’anziano padre seduto sul divano con un libro, mentre l’anziana madre è come sempre nel sottosuolo a spignattare per un reggimento.
A una seconda occhiata, tuttavia, noto che il libro in mano all’anziano padre non è un libro ma un giornaletto di cruciverba. Almeno altri sei giornaletti simili sono sparsi per tutta la stanza. Ne prendo uno e gli do un’occhiata: un grande cruciverba a schema libero è fatto a metà. Leggo una definizione: “Ne andava matto Guglielmo il Conquistatore”. Prendo la penna e scrivo: chewing gum. Poi guardo la copertina, c’è una foto di Salma Hayek che sorride. Le faccio i baffetti, la benda da pirata e un dente nero. Quindi poso il cruciverba e saluto l’anziano padre, che mi risponde con un brontolio: troppo impegnato ad arrovellarsi il gulliver alla ricerca di soluzioni, penso.
La mia esperienza mi consentirebbe di evitare certe trappole, per esempio la tentazione di porre la domanda “Come mai adesso fai i cruciverba?”, perché l’anziano padre risponderebbe con “Ho sempre fatto i cruciverba!”. Se una persona avesse molto tempo da perdere, nervi d’acciaio e un certo gusto per le discussioni inutili, farebbe poi notare che, della suddetta frase, solo la “i” ha un barlume di veridicità. Si dà il caso che quella persona sia proprio io.
«Come mai adesso fai i cruciverba?» chiedo. Mi rendo conto che la domanda, posta così, lasci intendere che ci sia qualcosa sotto. Ma in fondo quando si tratta di esseri umani c’è sempre qualcosa sotto.
L’anziano padre dice: «Ho sempre fatto i cruciverba!».
Sorrido come a dire: dovevo pur tentare.
«Senti, potresti cercarmi come si chiamava la madre di Carlo V?» mi chiede a un certo punto con la nonchalance di un Lupin che chiede a Jigen di passargli la fiamma ossidrica.
Aggrotto la fronte e dico: «Eh ma...».
L’anziano padre mi guarda senza capire.
«Che c’è?» mi fa.
«Non dovresti farle senza aiuto?».
Apriti, cielo.
«Ma non vado mica a vedere le soluzioni!» risponde lui, indignato. «Qui in fondo ci sono tutte le soluzioni,» mi dice mostrando il retro del giornaletto, «ma io non le guardo».
Questa la chiamo logica a cubo di Rubik, perché rispondere a una proposizione incasinerà quasi certamente tutte le altre. Ci provo lo stesso:
«Sì, ma il punto non è “non guardare le soluzioni alla fine”,» gli dico, «è non cercare soluzioni in generale».
L’anziano padre è attonito.
«Ma io tanto questa definizione non la saprò mai» mi spiega. «Che cosa ne posso sapere io di come si chiama la madre di Carlo V? Non mi verrà mai in mente, capisci? Sono bloccato».
Naturalmente potrei dire “giusto” e chiuderla lì, ma il pranzo tarda ad arrivare, mi annoio, la glicemia scende e il mio cervello, che di solito mi dà una quantità di consigli, tace.
«Ma è questo il senso del cruciverba» dico allora. «Se non sai una parola puoi trovarla incrociandola con le altre».
A questo punto ecco il mio cervello arrivare di corsa dai meandri del cranio, tutto trafelato e abbottonandosi i pantaloni. Interviene nella tenzone dicendo: “Scusa, ero andato un attimo in bagno... ho seguito questa appassionante conversazione con l’anziano padre e ammiro la puntualità delle tue precisazioni, ma credo di essermi perso un piccolo tassello del puzzle: perché gli stiamo rompendo il cazzo?”.
«Non puoi cercarlo sul telefono?» mi chiede l’anziano padre.
Così alla fine cerco e glielo dico: «Giovanna La Pazza».
«Ah ecco, vedi?» mi dice cominciando a compilare le caselle tutto soddisfatto. «E senti un po’, già che ci sei, dimmi anche...».

III

La spiegazione di questa improvvisa fissa per l’enigmistica me la dà infine l’anziana madre, che arriva con una teglia di crespelle e, dovendo spostare uno dei giornaletti dell’anziano padre dalla tovaglia, sbuffa e dice: «Adesso fa i cruciverba tutto il giorno perché il neurologo gli ha detto che fanno bene».
Ora ha senso, mi dico. Inoltre non chiedo cosa siano andati a fare dal neurologo, sarebbe inutile: l’anziana madre andrebbe subito sulla difensiva e direbbe “non siamo andati dal neurologo!”, mentre l’anziano padre direbbe “vado sempre dal neurologo! Ci vado da quando ero bambino!”. Mi affido quindi all’osservazione e mi dico che finché l’anziana madre non sforna teglie di pantofole e finché l’anziano padre non cerca di cambiare il tempo con il telecomando, è tutto ok.
Quello che mi fa ridere è che se io do una dritta agli anziani genitori, essi sembrano provare un certo gusto nel fare l’opposto: “Dovreste perdere qualche chilo” ha generato una produzione di torte che neanche la pasticceria Vigoni; dopo innumerevoli “Limitate i salumi” li ho beccati che compravano di nascosto una mortadella intera da 14 kg al supermercato, e a nulla è servito rimproverare il commesso che, servendosi di un muletto, caricava il pesante cilindro rosa a bordo dell’anziana automobile; “Perché non metti un apparecchio acustico?” scritto su un cartello che mi appendo al collo quando pranzo da loro ha prodotto risposte come: «Sarà stato nel ‘78» o «mi è sempre piaciuto il cumino!».
Ma, appunto, non sono testardi e bastian contrari a priori, è proprio un fatto personale: costui è nostro figlio e il manuale di istruzioni fornitoci da Nostro Signore dice che il figlio è sotto, noi sopra; il figlio va educato, noi educhiamo; è lui che ascolta noi, non noi che ascoltiamo lui; poiché il figlio non sa, mentre noi sappiamo; il figlio ha torto, mentre noi ragione. Se dunque il figlio ci dice di fare una cosa, deve essere per forza corretto fare il contrario o, più in generale, quello che ci pare.
Riconoscono dunque figure autorevoli esterne: il già citato Nostro Signore, il prete suo ministro, ChatGpt, loro inseparabile amico tuttologo nonché grandissimo paraculo, la televisione, gli antenati, i medici e in particolare, nel caso specifico, il neurologo.
Naturalmente a guidarli non è quasi mai la razionalità, stiamo parlando di due persone che ogni anno in primavera vanno a Lourdes a toccare la parete di una grotta convinti che questo produrrà una quantità di eventi favorevoli nella loro vita e in quella successiva.
A questo, come detto, viene aggiunta ogni possibile ulteriore dritta purché venga da una fonte della suddetta lista.
Magari il neurologo dice di sfuggita, ma tanto per dire qualcosa mentre chiacchiera alla fine della visita, che le parole crociate tengono giovane la mente, e l’anziano padre sente: «In verità in verità ti dico: il segreto della vita eterna è fare le parole crociate tutto il giorno. Più ne fai e più vivrai. Non smettere mai di fare parole crociate. Fa’ parole crociate anche quando dormi, anche quando preghi… anzi non pregare ma fa’ le parole crociate, sempre».

IV

Mentre conduco in porto il pranzo senza ulteriori controversie, mi chiedo se posso sfruttare per il loro bene questa fiducia in certe figure di riferimento. Per esempio potrei parlare con il prete e chiedergli se può inventarsi una lettera ai Corinzi in cui Gesù a un certo punto dice di non mangiare gli affettati. E magari potrei chiedere al neurologo di aggiungere istruzioni tipo “non mettere l’apparecchio acustico impigrisce la mente, neutralizzando così gli effetti benefici dei giochi di enigmistica”.
«Di certo mi è chiaro che l’anziano padre non ha davvero voglia di fare i cruciverba» dico al gatto Bigio mentre attendo che la gatta Bigia mi riporti la macchina. Il gatto Bigio mi ascolta interessato stuzzicandosi una vibrissa.
E forse, penso mentre guido verso casa, non ha nemmeno compreso che il beneficio dato dai cruciverba, ossia la vita eterna, lo si ottiene spremendo il cervello in cerca di risposte utili a completare il cruciverba stesso, e non dal completamento in sé.
A questo punto allora perché non assumere una dozzina di persone che completano cruciverba tutto il giorno cercando le risposte su internet?

V

«Ecco a lei, signor Baruffa, questi sono i 280 cruciverba completati oggi».
«Grazie Giampiero, ecco la paga per te e gli altri».
«Grazie. Senta, posso farle una domanda?».
«Certo, dimmi».
«A cosa le servono tutti questi cruciverba?».
«Tu non ti preoccupare».
«Va bene, a domani».
«A domani».

Poi in primavera l’anziano padre va a Lourdes con un tir preso a noleggio. Arriva alla grotta e scarica 84.000 cruciverba completati nell’anno precedente.
Una suora esce, fa firmare un modulo all’anziano padre e smanettando su un tablet gli dice: «Quanti ha detto che sono?».
«84.206».
«Bene. Naturalmente dovremo contarli, ma se la cifra è corretta le verranno accreditati 842 giorni di vita in aggiunta alla vita prevista».
«Fantastico. E, mi scusi… mi ricorda quant’è la vita prevista?».
«Non faccia il furbo».
«No, era solo per…».
«Solo Nostro Signore lo sa».
«Chiaro. Non volevo fare il furbo».
«Certo, certo…».
«Bene, allora all’anno prossimo!» dice l’anziano padre risalendo lesto sul tir.
«Un attimo, giovanotto» lo ferma la suora, «non così in fretta».
«Che cosa c’è?».
«Manca la domanda di validazione».
«La cosa?».
«La domanda di validazione, signor Baruffa. Una semplice domanda a campione per verificare che abbia davvero risolto lei i cruciverba».
«Ah» dice l’anziano padre smontando dal tir.
«È un problema?» chiede la suora.
«No no».
«Bene. È pronto?».
«Mm, sì, certo».
«Ecco la domanda: come si chiamava la madre di Enrico V?».
«Giovanna la Pazza!» esclama l’anziano padre, rimontando gioiosamente sul tir.
«Quella era la madre di Carlo V, signor Baruffa. Qui parliamo della madre di Enrico V».
«Ah» dice l’anziano padre smontando di nuovo dal tir.
«Quindi?» lo incalza la suora.
«Posso chiederlo a mio figlio?».
«Chiederlo a…» comincia a dire la suora, perplessa. Poi muta di colpo espressione, fa un bel sorriso all’anziano padre e dice: «Oh ma certo, signor Baruffa... In fondo tutto quello che a noi serve è che la risposta corretta esca dalla sua bocca, non che sia proprio lei a trovarla».
«Ma appunto! Era quello che cercavo di spiegare anche a lui! Ah, questi figli… pensano di saperla tanto lunga e invece…» dice l’anziano padre prendendo il telefono dalla tasca della giacca e cominciando a scorrere la rubrica.
«Signor Baruffa…» gli dice la suora, tornata improvvisamente seria.
«Sì?».
«Metta giù quel telefono».

28.3.26