Colazione con la mia amica Paola. A un certo punto le arriva un messaggio.
Plin!
Paola lo legge, sbuffa, poi lancia il cellulare sul tavolo dicendo: «E basta!».
«Sms truffa?» le chiedo.
«Peggio: mia madre» dice Paola. «Mi sta martellando».
«Per cosa?».
«Per una crema anti-aging che mi ha fatto prendere online e che devo restituire. “Tranquilla,” le ho detto, “c’è un mese di tempo”. Ma niente. Mi scrive una se non due volte al giorno sempre lo stesso messaggio: “Fatto il reso? Fatto il reso? Fatto il reso?”».
Rido. «Perché ci tiene tanto?».
«Ma che ne so. Credo si senta in colpa».
«Nei confronti di chi?».
«Non lo so! So solo che il suo cervello tormenta lei e lei tormenta me. All’inizio ho scelto l’approccio calmo, sai, volevo trasmetterle tranquillità».
«Certo. Niente di meglio di un ansioso per calmare un altro ansioso».
«Esatto. Le dicevo: “Non ti preoccupare per la crema, mamma, ci penso io, c’è un mese di tempo, non pensarci più, dimenticati della crema, pensa a qualcos’altro, vai al cinema, dormi...».
«Ma non funziona».
«No».
«E tu perché non la restituisci?».
«Ti ci metti anche tu?».
«Curiosità. Per me puoi anche spararla nello spazio».
«Devo solo trovare la voglia. Quando trovo la voglia, di solito a cinque o sei minuti dalla scadenza del termine, vado al punto UPS e la restituisco. Devo sentire il fiato della vita sul collo».
«Giusto. Sono anch’io così. Però, senti, andiamoci adesso. Così tua madre si calma».
«Ma non mi va…».
«Dai, facciamo lo sforzo!».
Paola sbuffa, poi dice: «Ok…».
Passiamo a casa sua, prendiamo la crema e andiamo a fare il reso. Quando usciamo dal punto UPS, le dico: «Ecco fatto, risolto».
«Mm…» dice Paola mentre informa sua madre, che inizialmente non risponde. Poi, cinque minuti dopo: Plin!
Paola prende il telefono. Sospira. Me lo passa. È un messaggio di sua madre. Dice: “Ti hanno fatto il rimborso?”.