La reunion (1507)

Dai quindici anni in poi ho ignorato tutti i miei parenti. Non sono andato ai loro matrimoni, ai loro battesimi, alle loro cresime, ai loro funerali. Non ho seguito le loro riproduzioni. Non conosco i nomi dei loro figli o nipotini. Alcuni non li vedo mai. Altri, invece, ogni tanto li incontro. Tipo questo lunedì, che ho incontrato lo zio Alberto. Ero in cassa al supermercato, appena dietro a un uomo che stava imbustando la spesa. A un certo punto lo guardo meglio e penso: “Ma è lo zio Alberto?”. Da sapere che lo zio Alberto ha litigato con il mio anziano padre negli anni Ottanta. Da allora non si sono più parlati, e nemmeno io ho più parlato allo zio, ma non per solidarietà con mio padre, non gli avrei più parlato comunque. Saranno vent'anni che non lo vedo, penso. Così, mentre imbusta, comincio a fissarlo. Per salutarlo, no? Perché con gli anni mi sono ammorbidito. Lui, sentendosi osservato, mi lancia un'occhiatina. Gli sorrido. Mi aspetto che mi sorrida a sua volta e, invece, zero. Riprende a imbustare come se fossi uno sconosciuto. “Eh, mamma mia!” penso. Continuo a guardarlo. Lui aumenta il numero di occhiatine di controllo, sempre senza mai ricambiare i miei sorrisi. Valuto se mettergli una mano sulla spalla e dirgli: «Aoh, zio! E che fai, non mi saluti?!». Fisso intensamente lo zio, il quale accelera l'imbustamento. Quando sta pagando, gli dico: «Come va? Tutto bene?». Lui mi fa un mezzo sorriso imbarazzato, non risponde e se la fila. “Che bel tomo!” penso. Per fortuna ho poca roba. Imbusto al volo, pago e via all'inseguimento dello zio Alberto, che nel frattempo procede con passo celere verso una Peugeot nera. Allora comincio a chiamarlo. «Zio! Zio!». Lui neanche si volta. Grido: «Zioooo! Le colpe dei padri non ricadano sui figli! Zio! Facciamo paceeee!». Ma niente. Alla fine sale sulla Peugeot più in fretta che può, mette in moto e proprio quando sto per abbrancare la maniglia dello sportello sgomma via. Osservo la Peugeot dello zio immettersi nel traffico e poi svanire. Sono lì in mezzo al parcheggio con la busta penzoloni. Un po' deluso, devo dirlo. Avevo immaginato tutt'altra reunion. Così chiamo l'anziana madre.
«Sì?».
«Senti, ho incontrato lo zio Alberto al supermercato, ma mi ha ignorato completamente! Anzi è proprio scappato!».
«Scappato?».
«L’ho inseguito».
Silenzio. Poi: «Lo zio Alberto è mancato una decina d’anni fa».
«Ah, sì?».
«Eh sì».
«Mm,» le dico, «ora ha più senso».

28.7.26