Anyhoo (1253)
Cose belle: la quinta stagione di Fargo. Dentro c'è un personaggio molto interessante, Ole Munch, che ricorda un po' uno dei cattivi più belli di sempre, l'Anton Chigurh di Non è un paese per vecchi (qui una delle rare occasioni in cui viene neutralizzato), anche se Munch in realtà non incarna il Male ma, non so, qualcosa di più ampio, una strana combinazione di Giustizia, Tempo e Inesorabilità; Munch sembra anche una versione più primitiva del Lorne Malvo della prima stagione. Malvo incarnava senza dubbio il Male, invece, ma con ironia. In Fargo c'è anche Jennifer Jason Leigh. Impagabile il suo cambio di espressione (0.30) e il modo in cui si pietrifica quando, dal nulla, Dot le dice "listen, bitch…", in una delle scene più belle di tutta la stagione.
24.1.24
Un pensiero (1252)
Tra l'altro mi fa ridere quando qualcuno dice «un pensiero va alla famiglia della vittima». Sì, ok, ma che pensiero? Devi dirlo, devi pensarlo. Invece no, «un pensiero va alla famiglia», e anche questa è fatta. Magari il pensiero è "stasera mi faccio una pasta coi fagioli" o "devo passare a ritirare le camicie in tintoria". Per esempio se io, ipotesi, non avessi alcun pensiero per la famiglia di una vittima, e magari nessun sentimento ma in una situazione dove ci si aspetta che ne abbia o dove sarebbe il caso di averne, potrei cavarmela dicendo: «Ah sì, un pensiero alla famiglia della vittima, e anche dei sentimenti, che so, dispiacere, tristezza, rabbia, fame». «Come dice? Fame?». «Eh? No no, dispiacere e tristezza, basta. Per la famiglia della vittima. E un pensiero, ovviamente, il pensiero va lì, a loro». «Che pensiero? Ce lo dica!». «Non so. Che devo passare a ritirare le camicie in tintoria. Anzi se possono passare loro…». «Loro chi?». «I famigliari. Della famiglia, dico. Della vittima». «Ah, ok. Altri pensieri?». «Sì, tantissimi».
18.1.24
Allure (1250)
Mi ha chiamato il mio amico Spazzola. Mi ha detto che ha visto l'ultimo film della Cortellesi, perché finalmente «è uscito sulle piattaforme pirata». Mi ha fatto ridere. Poi mi ha parlato un po' del film e mi ha detto che la Cortellesi, nel film, ha «tutta una certa allure, sembra un po' Gianni Morandi». Anche questo mi ha fatto ridere. Poi Spazzola mi ha chiesto se l'ho visto, gli ho detto no. Mi ha chiesto se lo guarderò, gli ho detto no. Mi ha chiesto perché, gli ho detto che non mi piacerebbe. Mi ha chiesto come faccio a sapere che non mi piacerebbe, se non l'ho visto. Lo so, gli ho detto. Ok, ha detto lui.
13.1.24
11.1.24
Una notte (1248)
Stavo guardando Una notte a Parigi, di Alberto Angela, dove c'è Alberto Angela che gira per Parigi e parla di Parigi. Molto interessante, come sempre, anche se è la prima volta che guardo una trasmissione di Alberto Angela, però lo conosco da quando ero bambino, che io giocavo in soggiorno sotto l'occhio attento di suo padre Piero, che era dentro il televisore, e Alberto non lo so dov'era, non era ancora nato, però mi era già simpatico. E infatti, pensavo mentre Alberto parlava di Parigi girando per Parigi, bella Parigi, sì, ma ancora di più mi piacerebbe una puntata di una Una notte a… su Alberto Angela, Una notte a Alberto Angela, dove Alberto Angela gira per Alberto Angela parlando solo ed esclusivamente di Alberto Angela. Mi piacerebbe tantissimo, ho pensato. Spero la facciano.
9.1.24
Spettacoli (1247)
Ero a cena con il mio amico Giorgio, sua moglie, suo cugino, sua sorella e altri. A un certo punto Abigaille, la moglie di Giorgio, lo abbraccia e gli dice: «Ma lo sai qual è il più grande spettacolo dopo il big bang?». Il cugino di Giorgio aggrotta la fronte e chiede: «Che cosa significa?». E io: «È una canzone di Jovanotti». E il cugino di Giorgio: «Ah, non lo sapevo». Poi parliamo d'altro per due minuti. Poi il cugino di Giorgio fa: «Che poi, spettacolo… non ha molto senso» E io: «Perché?». E lui: «Perché il big bang non è visibile. L'universo nei primi anni era opaco». E io: «Ah sì? Primi anni quanto?». E la sorella del cugino di Giorgio: «Fino a zeta uguale a mille». Poi aggiunge: «E comunque il più grande spettacolo dopo il big bang sono i nuclei galattici attivi». E io: «Cioè?». E lei: «Buchi neri». Mi ha fatto ridere.
7.1.24
Abbattersi (1246)
Leggo di un cavallo che è morto perché, impaurito dai botti, si è imbizzarrito, si è spezzato un gamba ed è stato abbattuto. Tutte le persone che hanno sparato botti, o che stanno ancora sparando botti, sono pregate di recarsi dal medico di famiglia per farsi abbattere, l'operazione è completamente gratuita, offerta dal servizio sanitario nazionale. Possono scegliere tra puntura, ceffoni e botti. Se preferiscono, prima di farsi abbattere possono avere una gamba spezzata. Nel caso scelgano i ceffoni sarà un cavallo a somministrarli. Per la puntura o i botti ci penserà il medico. La puntura verrà fatta in un occhio a scelta dello sparatore di botti. Per quanto riguarda i botti, sarà cura del medico inserire un certo quantitativo di botti all'interno della bocca, delle orecchie, del naso e degli occhi dello sparatore di botti, per poi farli esplodere uno alla volta effettuando per ogni deflagrazione un conto alla rovescia e un brindisi. In questo caso, però, le spese di pulizia e dello spumante saranno addebitate ai familiari dello sparatore di botti, a meno che anche loro non abbiano - scelta che consigliamo - deciso di farsi abbattere. In quel caso, se cioè tutta la famiglia decide di farsi abbattere, anche le spese di pulizia saranno a carico dello stato. Questa iniziativa ha lo scopo di ridurre il numero di botti che vengono esplosi per festeggiare tra l'altro non si sa cosa. È stato calcolato da un team di specialisti che un cavallo vale almeno trentadue sparatori di botti. Valutazione che si basa sulle superiori qualità estetiche, atletiche, affettive, intellettuali e morali del cavallo. Si sta discutendo di un'ulteriore opzione per gli sparatori di botti, cioè di essere trasferiti con una scatola piena di botti in una zona di guerra, dove potranno sparare i botti indisturbati e eventualmente uccidere qualcuno ricevendo pacche sulle spalle e altri botti e, in caso di mutilazioni accidentali - cosa che capita spesso agli sparatori di botti - trovare conforto nel vedere altre persone senza un dito, una mano, un naso, un occhio, persone alle quali chiederebbero: è stato un botto? E quelle: sì. E tutto avrebbe senso.
4.1.24
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