61.

Oggi un uomo mi si è avvicinato e ha borbottato qualcosa. «Come, prego?» gli ho detto io. E lui: «I peperoni a quattro e novanta sono un ladrocinio».

2.3.17

59.

Qualche volta sappiamo, nei fumi di una sbronza o sotto l’influsso della musica, che c’è un mondo, e in esso un cuore, e nel cuore una corda la cui vibrazione genera realtà. E con la realtà c’è la musica e la verità e la solidità di ciò che è stato fatto secondo le regole dell’arte. Far nascere questa realtà grazie a una qualsivoglia specie di travaglio maschile non è soltanto l’unica cosa che l’uomo può fare: è anche l’unica cosa che può fare l’impoverita umanità, incarnata nell’uno come nell’altro sesso; è il contributo umano all’universo.

L’astore, T. H. White


27.2.17

55.

«Tu che cosa fai nella vita?».
«Io? Non faccio niente».
«Ma è bellissimo».

21.2.17

50.

Così i vecchi maestri falconieri avevano escogitato una maniera di addomesticarli priva di qualunque crudeltà visibile, e la cui crudeltà celata ricadeva sull’istruttore non meno che sull’uccello. Tenevano sveglio il falco, e non pungolandolo o mediante qualche mezzo meccanico, ma camminando incessantemente con il loro allievo sul pugno, e rinunciando quindi essi stessi al sonno. Il falco veniva «costretto alla veglia», privato del sonno da un uomo altrettanto insonne, giorno e notte, per due, tre, e perfino nove notti consecutive. Solo agli istruttori più stupidi poteva capitare di arrivare a nove notti: il genio riusciva nell’impresa in due, e l’uomo di media capacità in tre. Per tutto il tempo l’istruttore trattava il suo prigioniero con una cortesia, una gentilezza e una premura illimitate. Il prigioniero non sapeva che a tenerlo sveglio era un deliberato atto di volontà, ma soltanto che era sveglio, col risultato che, troppo intontito dal sonno per badare a ciò che accadeva, finiva con l’abbassare la testa e le ali e addormentarsi sul pugno. Diceva a se stesso: «Sono così stanco che accetterò questo strano posatoio e accorderò la mia fiducia a questa strana creatura, qualunque cosa pur di riposare».

L’astore, T. H. White


12.2.17

49.

Oggi vado a pranzo dai miei e mio padre mi racconta che il suo primo datore di lavoro era un brav’uomo «perché non si arrabbiava mai con la gente, sempre con se stesso. Adesso è morto» mi dice. «È morto anche il secondo» aggiunge. «Come si arrabbiava solo con se stesso?» gli chiedo io, e lui mi dice che era sempre gentile con gli operai e con i clienti e con tutti, ma la rabbia la scaricava su di sé borbottando e imprecando. «Interessante» gli dico. Poi lui va avanti a raccontare e mi parla di una signora che aveva tanti gatti e che viveva al confine con la fabbrica e mi dice che una volta il suo primo datore di lavoro le aveva tirato contro un martello da fabbro e le aveva sfondato una vetrata. «Quello che non si arrabbiava mai con gli altri?» gli chiedo. «Lui» mi dice mio padre, ridendo. «Per fortuna» gli dico io. «Be’,» mi dice lui, «prima o poi doveva esplodere».

7.2.17

42.

Gâteau.


29.1.17

41.

Ho letto oggi che se sorprendi un gatto a fare qualcosa che non va e lo rimproveri duramente, lui non imparerà che quella cosa non va fatta, ma che va fatta quando non ci sei tu.

27.1.17