Intervista al Vitello Grasso (1409)

Buongiorno, Vitello Grasso, per prima cosa la ringrazio per averci concesso un'intervista, sappiamo che sono ore delicate, per lei.

Grazie a voi, spero che far sentire la mia storia possa essere d'aiuto. Se non a me, ad altri vitelli grassi nella mia situazione.

Ho molte cose da chiederle, comincerei con un semplice: come sta?

Può immaginare, credo.

In effetti sì. Le dà fastidio essere chiamato Vitello Grasso?

No, è il mio nome.
 
Cioè si chiama proprio così all'anagrafe?

Non c'è un'anagrafe per vitelli. Mi hanno sempre chiamato Vitello Grasso.

Anche quando era magro?

Non sono mai stato magro.

Ultimamente l'hanno chiamata Vitello Ingrassato. Lo preferisce?

Qual è la differenza?

Eh, che sposta l'attenzione sul fatto che lei è stato fatto ingrassare a forza.

A forza? Mi piace mangiare, sono una buona forchetta. Senta, non è questo il problema.

Vero. Il problema è che sta per essere ucciso.
 
Eh.

Ma lei ha qualche obiezione, giusto?

Altroché. Per prima cosa il signorino…

Il figliol prodigo.

Lo abbiamo sempre chiamato signorino.

Ok, continui.

Il signorino non ha mai dato una mano in azienda. Sappiamo tutti che della famiglia è…

La pecora nera.

Per favore.
 
Eh? Ah, mi scusi.

Sappiamo tutti che è lo scansafatiche.

Scansafatiche, giusto. Non c'è bisogno di tirare in ballo le pecore.

Appunto. Un giorno che fa? Chiede al padre la sua parte di eredità per andarsene a gozzovigliare. Neanche per avviare un'attività in proprio, che l'avrei capito. Ma quale parte, dico io? Si è mai sentito?

Lei cosa avrebbe fatto?

Al posto del padre? Gli avrei detto: di quale parte vai blaterando, scimunito? Sono ancora vivo! Anzi visto che hai tanto tempo per fare dei progetti, prendi questo badile e vai a spalare la merda di cammello, sul retro.

Invece il padre gli ha dato i soldi.

Sì. Comunque eravamo tutti contenti che il signorino se ne andasse, creava solo scompiglio e chiedeva sempre di ammazzare dei capretti per fare festa. Questo lo fanno tutti e due i figli, devo dire.
 
Ma poi a un certo punto torna.

Sì. Senza un soldo. Le storie delle sue gesta erano arrivate fino a qui, comunque. Gioco d'azzardo, prostitute.

Cosa pensava accadesse?

Io?

Sì.

Fossi stato io al posto di suo padre, l'avrei messo a…

Merda di cammello.

Esatto. Ma sapevo che sarebbe stato perdonato. Conosco i miei polli. Ma tutto lì.

E poi che è successo?

È successo che sono venuti a prendermi per farmi fuori, per festeggiare, ecco cos'è successo.

Lo trova ingiusto.

Eccome!

Ha detto qualcosa al padre?

Certo che gli ho detto qualcosa. Gli ho detto: quello se ne va a puttane e tu come premio uccidi me?

E il padre?

Ha detto che era morto e ora è vivo.

E lei?

Ma che morto?!, gli ho detto. Quello se la spassava nei bordelli.

Che cosa ha risposto il padre?

Ha detto: Vitello Grasso, lo so, ma cerca di capire, credevo di averlo perso, e invece è tornato. Ho capito, gli ho detto io, facciamo pure una festa, ma c'è bisogno di uccidere il vitello migliore?

Che le ha risposto?

Non sei il migliore, ha detto, sei solo grasso.

C'è rimasto male?

Chiaro. Una vita a sentirsi dire guarda questo vitello, com'è bello grasso. Pensavo fosse un pregio.

Altrimenti si sarebbe messo a dieta?

No. Però avrei impostato diversamente la mia difesa con l'avvocato.
 
Siete rimasti con le armi spuntate.

Lo può ben dire.

Ma non presentiva che prima o dopo l'avrebbero fatta fuori per mangiarla?

No. C'era un solo Vitello Grasso. E dopo?

Si poteva far ingrassare un altro vitello.

Guardi che non è così semplice, eh, non basta mangiare.

Ah no? E che altro si deve fare?

Ok, basta mangiare. Fatto sta che in quel momento c'ero solo io.

Hanno già messo all'ingrasso un altro vitello, pare.

Ah sì?

Sì.

Ingrati. A saperlo sarei scappato, sarei andato a puttane e poi sarei tornato.

Pensa che avrebbero ammazzato il signorino, per festeggiare?

Penso proprio di sì.

O magari sempre lei.

Ammazzare me per festeggiare il mio ritorno?

Sì.

Ma che senso ha?

Lei è più saporito. Quali sono le sue conclusioni, dunque?

Che ogni scusa è buona per far festa.

Ah. Dice che è questa la morale della parabola?

Io l'ho capita così.

3.4.25

Una foto (1408)

Un camion si è ribaltato sotto casa della mia amica Paola mentre eravamo al telefono. «Un camion si è ribaltato qui sotto casa» ha detto Paola. «Ah sì?» ho detto io. «Ma un camion parcheggiato o in movimento?». «In movimento,» ha detto Paola, «faccio una foto. Te la mando?». «Certo, mandamela» ho detto io, «una foto di un camion ribaltato può sempre servire». Quindi, silenzio. Resto al telefono. Qualche istante dopo Paola torna e mi fa: «No, niente foto, mi vergogno». «Perché ti vergogni?» le ho chiesto. E lei: «C'è troppa gente. Sembro una che vuole fare una foto, se faccio la foto». «Giusto,» le ho detto io, «non ci avevo pensato».

1.4.25

I giovani (1407)

Ah, i giovani! Quando sei giovane non capisci certe cose, poi magari arriva un adulto (vecchio, secondo il giovane) che, ma guarda un po', è stato giovane come te e, come te, quando era giovane non capiva certe cose ma ora che è adulto o vecchio che dir si voglia le ha capite e ti vuole mettere in guardia, in realtà non per vera filantropia ma per farti pesare i difetti dell'essere giovani e godersi i pregi dell'essere vecchi, ma tu sei giovane e in quanto giovane non lo ascolti, perché, lo sappiamo, i giovani non ascoltano, devono farsi le loro esperienze, eccetera. E fino a qui tutto bene. Poi però che cosa succede? Il giovane diventa vecchio (adulto, secondo il giovane) e all'improvviso si sente saggio e si mette a spiegare ai giovani ma visto che c'è pure ai vecchi le mirabolanti lezioni di vita che ha appreso durante il suo unico e straordinario percorso di invecchiamento; lezioni che, giura adesso il giovane-vecchio, se quando era giovane-giovane qualcuno gliele avesse insegnate, gli avrebbe fatto un grandissimo favore e lui sarebbe stato pronto e attento ad accoglierle con gratitudine nelle proprie coclee, quando invece noi, essendo ancora più vecchi ed essendo già passati anche da lì dove sta passando lui ora per la prima volta come se fosse Umberto Nobile che sorvola il Polo Nord, quando invece è più come un giapponese che attraversa l'incrocio di Shibuya il lunedì mattina, noi, dicevo, sappiamo che in realtà se gli avessimo dato una qualsivoglia dritta, fosse stata anche "non leccare le lumache vive", avrebbe pensato "sciò, vecchio!" e non avrebbe ascoltato, o forse si sarebbe precipitato a cercare una lumaca, per dimostrare la propria giovanissima giovinezza. Quindi ora noi, mi chiedo, noi che rispetto a quel giovane siamo ancora e saremo per sempre dei vecchi anche se adesso è vecchio pure lui e noi un po' ci godiamo, che cosa faremo nel momento in cui viene - di solito su un social - e ci dà un consiglio? Penseremo "oh ma guardate quanto è saggio quel giovane vecchio, mica come noi che siamo stati giovani stolti prima e vecchi stolti poi" o penseremo "Gesù, eccone un altro…"?

31.3.25

Italiani (1406)

Ho sentito l'intervista a una soldata americana. Ha detto che i soldati italiani, appena arrivati in Afghanistan, come prima cosa hanno costruito un forno a legna in mattoni dove ogni settimana facevano la pizza. «Ero l'unica non-italiana invitata a questi eventi, l'unica americana» ha detto, «e, sai, mi ha aiutato... mi ha davvero aiutato ad affrontare il mio anno là, non è stato un anno facile e loro mi hanno aiutato a rendere il tempo più sopportabile, con queste incredibili pizze cotte nel loro forno a legna». Mi ha fatto ridere.

27.3.25

A 'sto giro (1405)

Vivendo con la mia gatta ho capito di essere un gatto. Solo che a ‘sto giro non sono un gatto, sono un umano, e devo occuparmi di una gatta, che è comunque bello. Spero che, nella prossima vita, sia lei a occuparsi di me.

26.3.25

1404.

«La mia vita è "o… o…". O mastico gomma normale o gomma senza zucchero. O mastico gomma o fumo. O fumo o ingrasso. O ingrasso o… o corro sui gradini dello stadio».
«Sembra una vita molto noiosa».
«Spero che duri per sempre».

Rumore bianco, N. Baumbach (da DeLillo).

25.3.25

Quello che conta (1403)

Sono su una spiaggia, ho nove anni, ho rotto i coglioni tre ore a mia nonna, quando eravamo in albergo, per farmi portare in spiaggia, adesso che sono in spiaggia le sto rompendo i coglioni da un'ora per farmi portare in albergo. Non sei mai contento, mi dice lei. Quello che conta è il viaggio, le rispondo io.

22.3.25